Cesare Battisti detenuto comune: ma gli altri?

Partiamo dalla fine: il regime carcerario dell’ex terrorista rosso, Cesare Battisti, è stato declassificato da “alta sicurezza” a “comune”. Il provvedimento dell’Amministrazione penitenziaria sarebbe stato notificato nei giorni scorsi al diretto interessato, che dal giugno del 2021 è nella struttura circondariale di Ferrara, in una sezione d’alta sicurezza dove si trovano detenuti che hanno una condanna per reati di tipo associativo e che sono sottoposti a una sorveglianza più ristretta rispetto ai detenuti comuni. Nel parere inviato al Dap (Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria) viene segnalato che, da parte di Battisti, c’è una dissociazione dalla lotta armata, che il gruppo dove militava, i Pac (Proletari armati per il comunismo), si è disciolto e che non risulterebbero indagini in corso nei suoi confronti.

Il nuovo regime carcerario non inciderà, in sostanza, sulla pena – Battisti, per la cronaca, proseguirà a scontare l’ergastolo – o sugli eventuali benefici carcerari. L’ex terrorista, trasferito a Parma, va ricordato che viene arrestato dopo 37 anni di latitanza. E nel corso degli interrogatori avvenuti nel marzo del 2019, di fronte al capo del pool antiterrorismo, avrebbe confessato gli omicidi commessi, oltre a mostrare la sua dissociazione dall’esperienza vissuta nel gruppo armato.

Le reazioni non sono mancate. Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac – nel corso della sparatoria lo stesso Torregiani resta ferito e perde l’uso delle gambe – ritiene “spudorato e fuori da ogni logica” aver accettato la richiesta presentata dagli avvocati di Battisti, ossia di declassare il regime carcerario. Con l’aggiunta: “Non sono d’accordo con questa decisione. Poi farà altre richieste che potrebbero venire approvate, come quella del lavoro sociale prima in carcere e poi all’esterno”. Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente ucciso da Battisti sempre nel 1979 a Milano, nota: “Basta che sconti la pena che gli è stata inflitta per i reati che ha commesso e per me va bene”. L’avvocato di Cesare Battisti, Davide Steccanella, sostiene invece che il provvedimento del Dap “ha posto rimedio dopo due anni a una errata classificazione della pericolosità del detenuto. Battisti era stato considerato pericoloso in quanto condannato per terrorismo, ma non è più attuale dato che l’ultimo reato commesso da Battisti risale al 1979. Questa classificazione era applicabile quando il reato di terrorismo di matrice politica, che ora non c'è più. Battisti cosa mai potrebbe fare, tornare a fare la lotta armata da solo a 40 anni di distanza? Era solo un errore di classificazione e chi vuole fare delle polemiche, lo fa in modo strumentale”.

Più duro l’intervento di Andrea Delmastro Delle Vedove, responsabile Giustizia di Fratelli d’Italia: “Ultimo soccorso al terrorismo rosso. Una aberrazione! Dopo anni di latitanza, appena assaggiato il regime carcerario italiano il criminale terrorista ottiene la declassificazione a detenuto comune. Una vergogna! Ancora più una vergogna che il Dap stia prendendo questa gravissima e scellerata decisione a pochi giorni dal cambio del Governo. L’impunità del terrorismo rosso non è certamente la politica che il governo di centrodestra intende mettere in campo”.

Detto ciò, la questione emerge sulla scorta della legge Gozzini, che in sostanza tratta la possibilità di graduare la pena nel corso dell’esecuzione, in modo tale da favorire il processo rieducativo del condannato. Tutto giusto, ma allora si pone la domanda: ma gli altri? Già, gli altri. Ossia i detenuti che finora non possono dire di aver goduto dell’iter ricevuto, invece, da Battisti. Parlare di casi di Serie A e di Serie B, nell’ambito di una visione garantista, è quantomeno fuori luogo. Eppure, il caso in questione rischia di avanzare delle perplessità. Soprattutto, tenendo conto di altre situazioni che, dopo anni, ancora non sono passate in esame. Mentre per Battisti le tempistiche, calendario alla mano, sono risultate abbastanza celeri per i tempi previsti dalla legge. Quanto dovremmo aspettare per gli altri?