Giorgia Meloni guardi alla ricetta di Enrico Mattei

Che il mondo sia cambiato in pochi anni, e per motivi squisitamente di controllo e concentrazione finanziaria, sembra sia ancora poco chiaro ai più, soprattutto a quella comunità consensuale che nel '900 appellavamo come masse. Nessun governo in Europa, con la sola esclusione del gruppo fiammingo-germanico, può garantire ai propri cittadini prezzi politici sulle bollette energetiche. Quindi necessita essere onesti, considerare che il nuovo governo (al parli dell'uscente) potrebbe tentare di far ridurre l'impatto dei rincari di gas e luce, ben sapendo che il coltello dalla parte del manico è nelle mani del salotto alto della speculazione, ovvero i grandi azionisti delle multinazionali energetiche: i cosiddetti gestori del mercato mondiale, che dalle società energetiche ricevono annualmente dividendi sempre più lucrosi. La domanda che dovremmo porci è: può un premier che non sia tedesco, olandese, danese, lussemburghese o belga ottenere sconti sulla fattura di gas e luce dal cartello che stabilisce i prezzi riunendosi in eleganti convivi tra Amburgo ed Amsterdam? La risposta l'avete già nella mente e nel cuore. Allora l'unico antidoto a questi soprusi speculativi è riprendere la strada maestra tracciata da Enrico Mattei, ovvero che lo Stato italiano torni padrone di risorse e strumenti di ricerca, stoccaggio e trattativa con i paesi produttori di materie prime. Diversamente l'economia italiana sarà sempre vincolata ad umori, condizionamenti politico-finanziari, commodities ed altro ancora di certi conciliaboli internazionali. Piccola curiosità e coincidenza (da non mischiare con l'argomento di cui si tratta) è che dove si decide il prezzo energetico è a pochi chilometri dall'Hotel de Bilderberg, ove si tenne il primo vertice dell'omonimo gruppo di potere politico-finanziario nel 1954.

Scusate la digressione. Ma trovo più che ovvio che la Germania possa sostenere, e con debito di stato, il caro energia: il cancelliere tedesco offre aiuti per duecento miliardi di euro a famiglie ed imprese tedesche, e lo fa senza consultarsi con gli organi dell'Ue. In pratica Olaf Scholz (il cancelliere) non chiede permesso a nessuno, certo che nessuno possa mettergli uno sgambetto. E chi potrebbe mai metterglielo? La Germania di fatto è oggi la prima economia europea, la prima manifattura e, nonostante le difficoltà economiche e la disoccupazione crescente, rimane la nazione che controlla le politiche e le norme UE con la piena fiducia di tutto il nord ed il centro Europa, Polonia compresa. La leader Giorgia Meloni in questo caso non ha che una strada, quella della sincerità e della passione verso il popolo italiano, parlando all'uomo di strada di quanto sia difficile intervenire sulle bollette, che si tenterà ogni strada (anche la più impervia). Soprattutto che il governo ha ereditato più di trent'anni di mercati internazionali ostili, che hanno cannibalizzato ciò che lo Stato aveva edificato con Eni ed Enel: ovvero gli storici contratti "a maggior tutela" soppiantati dal "mercato libero dell'energia" imposto dai padroni della speculazione. Un predecessore di grande consenso di Giorgia Meloni si chiamava Alcide De Gasperi, ed in quei difficili anni di dopoguerra ebbe a fidarsi della ricetta di Enrico Mattei per portare gas e luce italiana a tutti i cittadini ed alle tante botteghe. Lo Stato e l'Eni detenevano in mani italiane il mercato e la politica energetica. Oggi qualche Solone potrebbe dire a Giorgia Meloni che questo non è più possibile. Ma noi siamo ingenui, e forse stiamo sognando un futuro miracolo economico. Ma accettare ostilità e futura "povertà sostenibile" si stenta a credere siano l'orizzonte rassegnato del nuovo esecutivo.