Termovalorizzatore: il no di Zingaretti affonda Gualtieri

Nicola Zingaretti, nel presentare il rapporto di fine mandato, ci ha tenuto a ribadire che la Regione da lui guidata non ha mai autorizzato il termovalorizzatore e mai lo autorizzerà. Insomma, un tentativo maldestro di salvare l’alleanza con il Movimento Cinque Stelle per le Regionali, dal momento che Giuseppe Conte aveva dichiarato che il termovalorizzatore è come un macigno che li separa dal Pd. Ma Zingaretti non può non aver calcolato che così avrebbe smentito clamorosamente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che è favorevole all’impianto, anche se in campagna elettorale aveva detto di no probabilmente per non litigare con il presidente della Regione. È superficiale poi la motivazione di Zingaretti che la Regione non avrebbe nessuna competenza nella decisione, presa da Gualtieri, di fare il termovalorizzatore con i poteri conferitogli come commissario del Governo per il Giubileo.

ZINGARETTI COMMISSARIATO SUI RIFIUTI

Non è così ed è grave che il presidente della Regione faccia finta di non saperlo. La sua decisione di non prevedere nel Piano rifiuti del 2020 il termovalorizzatore a Roma ha obbligato il Governo Draghi a togliere alla Regione la competenza legislativa sulla gestione dei rifiuti su Roma Capitale per inadempienza, e ad affidarla al commissario del Giubileo, Gualtieri. Tradotto significa che il termovalorizzatore avrebbe dovuto prevederlo Zingaretti nel Piano rifiuti. Siccome non lo ha fatto, il Governo Draghi si è assunto la responsabilità di farlo, commissariando la Regione e dando i poteri a Gualtieri per fare su Roma quello che non è stato capace di fare il presidente della Regione Lazio.

Una cosa grave, che avrebbe dovuto comportare le immediate dimissioni di Zingaretti per incapacità. E proprio la decisione del Governo Draghi di dotare Roma di un impianto, che hanno tutte le grandi capitali europee, è stato il casus belli che i Cinque Stelle hanno usato per far cadere Draghi. Non so cosa abbia raccontato Zingaretti nell’ennesima conferenza stampa, ma in dieci anni di Amministrazione ha desertificato l’impiantistica regionale che era presente nel Lazio per la gestione dei rifiuti. Ha chiuso impianti esistenti, il termovalorizzatore di Colleferro, ha cancellato dal piano quello di Albano e di Malagrotta, ha chiuso tutte le discariche e non ha costruito gli impianti autorizzati.

Contro il termovalorizzatore ha fatto una battaglia ideologica e demagogica, dimostrando di essere più grillino degli stessi Cinque Stelle e porta per intero la responsabilità dell’emergenza dei rifiuti a Roma e nel Lazio. Gualtieri fa bene a difendere il termovalorizzatore e ad attaccare Giuseppe Conte e i Cinque Stelle, ma dovrebbe essere onesto intellettualmente e prendere nettamente le distanze dal Partito Democratico di Zingaretti, altrimenti non è credibile. Così, come quei dirigenti del Pd che sostengono la tesi del termovalorizzatore devono decidere da che parte stare, non puoi tenere insieme tutto e il contrario di tutto.

Anche Alessio D’Amato, che ha lanciato la sua candidatura alla presidenza della Regione, dopo aver fatto oggettivamente un’ottima campagna di vaccinazione sul Covid ed essersi mosso con bravura per combattere la pandemia, quando dice no ai Cinque Stelle perché non vogliono il termovalorizzatore dovrebbe poi essere conseguente e prendere le distanze dal Pd di Zingaretti, per lo stesso motivo, e chiedere il sostegno solo a quella parte del Pd che sostiene Gualtieri.

Allo stesso modo, Carlo Calenda che ha fatto del termovalorizzatore il tema principale di battaglia della sua campagna elettorale a Roma non può dire no al Movimento Cinque stelle e poi chiedere il sostegno al Pd di Zingaretti, che è il vero responsabile della mancanza dell’impianto a Roma.

(*) Tratto da Affaritaliani.it