Tafazzismo e politica

Siamo circondati da “Tafazzi”, gente che si fa male da sola senza un vero perché. O meglio, un motivo basilare c’è: la sostanziale incapacità politica di gestire strategie (quando esistono), di essere in grado di rappresentare un serio soggetto politico (soprattutto nelle coalizioni), di proporre un benché minimo progetto politico, di creare nuove generazioni di rappresentanti che abbiano almeno un accenno di capacità e cultura politica.

Ad esempio, il Partito democratico: non riesce più da anni a presentarsi come partito di riferimento per chicchessia, neppure per se stesso. Sembra organizzarsi al meglio per prendere pernacchie dalle urne. Alle elezioni dello scorso settembre fa un accordo con lo schieramento capeggiato da Carlo Calenda, per poi collegarsi al duo Fratoianni-Bonelli e guadagnare nel contempo il giustificato “vaffa” del leader di Azione. Si stacca dal Movimento 5 Stelle, va alle urne e prende gli schiaffi. Ad oggi il Pd (oltre a spappolarsi al proprio interno) sembrerebbe perdere anche la sinistra estrema e gli ambientalisti più attratti da Giuseppe Conte con tutte le stelle. Insomma, un successone.

Anche nel centrodestra la presenza dei “Tafazzi” è tangibile e spesso supera il limite dell’inimmaginabile. Leader del “tafazzismo” (con tasso di autolesionismo al di sopra di ogni sospetto) è di certo Forza Italia, oramai incapace di rappresentare quel liberalismo europeista che ne aveva fatto una nuova ed interessante realtà politica. Oggi il partito di Silvio Berlusconi, oltre che far quadrato intorno a Licia Ronzulli, si limita a seguire pedissequamente le indicazioni di Matteo Salvini il quale, a sua volta, proprio vincente non sembra essere: intorno all’8 per cento i leghisti, poco più del 6 per cento i forzisti.