La cooptazione assicura il controllo dei vertici

La democrazia, fortunatamente, è una pratica politica e sociale antichissima. E, come sosteneva Winston Churchill, resta “il peggiore sistema politico, salvo tutti gli altri”. A questa arguta osservazione aggiungerei quella dello scrittore inglese Mark Twain: “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. Gli antichi affermavano, con molte ragioni, che la democrazia era fonte di discordie dovute al frazionismo di piccoli partiti in lotta fra loro che rallentano la vita democratica della comunità. Aggiungiamo che la democrazia non ha capacità di progetto a medio e lungo termine in quanto i delegati sono impegnati in una eterna campagna elettorale per durare il più possibile.

La democrazia, sebbene sia il sistema politico con meno difetti di altri, ambisce ad avere un buon livello di trasparenza delle procedure di selezione e di reclutamento delle classi dirigenti. Resta il fatto che le campagne elettorali sono quasi sempre molto costose e quindi sono appannaggio dei livelli sociali ricchi. Il censo, eliminato dalla introduzione del diritto universale di voto, esce dalla porta e rientra dalla finestra. Le elezioni americane hanno campagne elettorali dai costi faraonici sovente finanziati da oligarchie industriali e finanziarie che influenzano pesantemente le scelte dei candidati eletti.

Il metodo più utilizzato per reclutare anche dai livelli sociali non ricchi le persone in possesso dei requisiti richiesti (studi, esperienze professionali precedenti, ecc.) è quello del concorso pubblico. I primi che hanno fatto ricorso al meccanismo della selezione per prove ed esami sono stati i cinesi. Per selezionare i mandarini che dovevano affiancare l’Imperatore Giallo al governo del suo immenso regno, giravano senza sosta gli incaricati imperiali in tutti gli angoli dell’immenso territorio alla ricerca di elementi svegli e di rapido apprendimento.

I funzionari nell’impero cinese erano nominati dopo il superamento di un concorso vero e proprio. La selezione era durissima. I ragazzi preselezionati per la prova finale venivano sostenuti dall’intero paesino dove erano nati. Tutta la popolazione si autotassava per sostenere gli studi del candidato e la sua permanenza nella capitale inconoscibile e labirintica. La speranza era quella di ricevere benefici susseguenti alla sua elezione! Questa pratica selettiva ha consentito all’impero di durare oltre un millennio!

In altre aree del mondo i gruppi dirigenti sono selezionati con chiamata dall’alto, detta cooptazione, costruendo gruppi elitari tendenti all’autoreferenzialità. È un metodo che presenta vantaggi perché limita la possibilità di errore nelle scelte ma, soprattutto, sterilizza al massimo la possibilità di defezioni (termine aulico per definire il tradimento) dei prescelti. Un collante ed elemento preferenziale è il numero e il peso delle relazioni sociali (influenze) tenute dal candidato.

I difetti di questa procedura sono:

- quello di essere poco trasparente perché non democratico;

- presuppone che i selezionatori siano persone corrette, altruistiche, con una capacità fare scelte legate a visioni di medio e lungo termine;

- trasforma i cooptati in una élite chiusa e sovente ostile al proprio Paese di appartenenza.

Senza obbligo di trasparenza, i cooptatori agiscono esclusivamente per il rafforzamento della propria posizione di potere o per il proprio arricchimento. Per questi motivi, reclutano collaboratori sottomessi e ricattabili e spesso incompetenti per le materie trattate. La scelta di collusi e complici finisce per danneggiare gli interessi della struttura di appartenenza fino al suo crollo. Agire in democrazia è tuttavia più faticoso. Presuppone una ferrea correttezza personale che è la cosiddetta onorabilità, un requisito fantasma, facendo attenzione a non scivolare nel giacobinismo giustizialista.

La cooptazione, realizzata senza trasparenza da persone prive del requisito della onorabilità, conduce alla diseguaglianza, alle caste spietate, chiuse, autoreferenziali e spesso demofobe (cioè, se potessero, sterminerebbero, casa per casa, il fastidioso popolo bue che ha il difetto di non lasciarsi guidare dal loro potere illuminato e irrogato ex gratia, dall’alto).

Il passaggio al totalitarismo è breve.

Concludiamo in modo semiserio, ipotizzando una formula della cooptazione:

C = G (L – 5Nx) + S (K/I) + F (R/T)

I valori sono in appresso indicati: 

C = Cooptazione

G = Grado gerarchico (il più alto = 100; il più basso = 6)

L = Numero del gradino del livello gerarchico

Nx= Numero di neuroni posseduti

S = Similarità (del livello sociale e dei comportamenti)

K = Grado di conformità comportamentale del selezionato/a con il carattere dei selezionatori. È molto alto il rischio di “effetto alone” nei colloqui di reclutamento fra il candidato e il selezionatore

I = Istruzione curriculare e accademica, incarichi precedenti. Si tratta di requisiti necessari ma non sufficienti. Sono privi di valore per l’accesso ai massimi vertici, dal momento che vengono cooptati collaboratori ricattabili.

F = Fedeltà

R = Ricatto (per soldi, per sesso, per pedofilia, per tossicomania, per rivalsa, per odio, per avventura)

T = Tradimento. Il cooptato non tradisce fin quando percepisce che i danni da defezione sono maggiori dei possibili vantaggi ipotizzabili con il cambio di giacchetta

Non a caso, la sommità della piramide riportata sul dollaro americano è tagliata…