Manovra, Giorgetti: “Risorse nei settori dove c’è più bisogno”

Convogliare le risorse laddove è evidente un maggior bisogno. È di questo avviso Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia, nel corso del meeting “Lombardia 2030”, sottolinea: “Dalla scorsa estate c’è un elevato livello d’incertezza, che sembra propagarsi anche nella seconda parte dell’anno”. Il Governo, a tal proposito, sta tentando di “evitare l’impatto dell’inflazione sulla vita delle imprese e delle famiglie più fragili. È un approccio che richiede di operare con la massima attenzione, indirizzando le risorse disponibili sui settori in cui c’è maggiore bisogno”. Non solo: per Giorgetti le famiglie potranno fare affidamento “su una serie di interventi che prevedono il rafforzamento della riduzione del cuneo fiscale e dell’Iva su alcuni prodotti”. Senza dimenticare “un sostanzioso aumento dell’assegno unico universale”. Tra l’altro, il ministro sottolinea come nella legge di bilancio siano previste sia “l’agevolazione delle assunzioni a tempo indeterminato per le donne e per i soggetti di età inferiore ai 36 anni e per i percettori del reddito di cittadinanza”, sia “la proroga delle agevolazioni per la casa per i giovani”.

Matteo Salvini, leader della Lega, commenta: “In una manovra di bilancio difficile, i segni di una di inversione di tendenza con orgoglio li abbiamo inseriti”. Queste il ragionamento del ministro dei Trasporti sempre all’evento “Lombardia 2030”. E nota: “Abbiamo inserito l’aumento dell’assegno unico per le famiglie che hanno figli. Vogliamo investire sulla famiglia e sul futuro. Intendo pianificare infrastrutture, che nel 2030 e nel 2050 saranno usate anche per i figli della nostra terra, oltre che per i ragazzi che vengono qui a studiare da tutto il mondo”.

Andando nel dettaglio, nella nuova bozza della manovra – suddivisa in 16 capitoli e 156 articoli – passiamo dal pacchetto di misure per il caro-energia alle misure fiscali, dalle infrastrutture alla giustizia, dalle pensioni alla sanità. Nel testo, per una maggiore completezza, sono evidenziate anche le relazioni tecniche e illustrative.

Ma andiamo con ordine. C’è la proroga al 2023 per Opzione donna, con il mantenimento con l’obbligo d’anzianità contributiva di almeno 35 anni, con un innalzamento dell’età di uscita a 60 anni, in  base al numero dei figli: può essere ridotto di un anno per ogni figlio, fino al massimo di due. Questa la norma nell’ultima bozza della manovra, che indentifica il possibile beneficio solo a determinate condizioni. Per esempio, le donne che assistono un coniuge o un parente con handicap. Oppure, sono lavoratrici licenziate o, ancora, dipendenti di imprese con aperto un tavolo di crisi. Per queste ultime, nello specifico, la riduzione a 58 anni è a prescindere dai figli.

E poi la tassa sugli extraprofitti. Questa per il 2023 diventa un “contributo di solidarietà” in linea con il regolamento dell’Unione europea, che autorizza un intervento di emergenza contro il caro energia. Ecco anche il “Fondo per il contrasto al consumo di suolo” con un finanziamento di 10 milioni di euro nel 2023, 20 milioni di euro nel 2024, 30 milioni di euro nel 2025, 50 milioni di euro all’anno nel biennio 2026-2027. Inoltre, è confermato l’aumento della soglia della flat tax da 65mila a 85mila euro, a cominciare dal periodo di imposta relativo al 2023. Ma l’innalzamento, come specificato nella relazione illustrativa, “è subordinato al rilascio di una specifica misura di deroga da parte delle competenti autorità europee. Tale richiesta, presentata il 4 novembre, è attualmente al vaglio delle competenti autorità europee”. La rivalutazione delle pensioni per “fasce”, inoltre, garantirà risparmi – nel 2023 – di 2,1 miliardi, al netto degli effetti fiscali. Questo quanto emerge dalla relazione tecnica che accompagna la misura nell’ultima bozza della manovra.

Franco Fietta, presidente della Fondazione Inarcassa, sostiene: “Arrivano segnali positivi e incoraggianti dalla bozza di legge di Bilancio 2023: attendiamo il testo definitivo e l’avvio dei lavori parlamentari, ma per ora possiamo dirci soddisfatti per l’attenzione che il Governo sta mostrando nei confronti dei liberi professionisti e della platea complessiva delle partite Iva. È anche uno stimolo nei nostri confronti e della nostra categoria, che ci porta a fare di più e a cercare nuove opportunità professionali”. E chiude: “Il regime forfettario attenzionato nella bozza di disegno di legge di Bilancio 2023 è indiscutibilmente un fatto positivo. L’aliquota unica pari al 15 per cento – e, comunque, una tassazione più leggera – è un vantaggio evidente. C’è, però un rovescio della medaglia su cui vorremmo invitare Parlamento e Governo a riflettere: la misura, infatti, rischia di atomizzare sempre più il nostro tessuto professionale. Dalla sua introduzione, avendola limitata ai singoli, le piccole forme di aggregazione (studi associati e società professionali in fase di avvio) si sono disgregate per cogliere l’opportunità fiscale estremamente vantaggiosa”. Secondo Fietta, sarebbe fondamentale comprendere “anche le aggregazioni nel regime forfetario e proporzionandolo al numero dei soci, anche ipotizzando alcuni correttivi come un limite massimo di 4 o 5 professionisti per società”.