Pd, Delrio: “Nel 2018 il condono ci fu, Conte non neghi l’evidenza”

Dopo la tragedia di Ischia, va in scena lo scontro nell’opposizione. I protagonisti sono Graziano Delrio e Giuseppe Conte. Il senatore Pd ed ex ministro delle Infrastrutture, ultrarenziano che ora sostiene Stefano Bonaccini nella corsa alla segreteria dem, imputa all’ex premier pentastellato gravi responsabilità politiche. “Il condono a Ischia da parte del governo Conte nel 2018 – attacca – ci fu eccome. Il provvedimento faceva riferimento a uno dei condoni più grandi che siano mai stati fatti, quello del 1985. Negare che quello del 2018 fu un condono è come negare l’evidenza”. Delrio, in un colloquio con il Foglio sottolinea una serie di storture che addebita al governo gialloverde. “Se si trattava di velocizzare le pratiche che riguardavano un migliaio di case – afferma – si sarebbero potute avviare le procedure accelerate solo per quelle case, per esempio rafforzando gli uffici”.

Secondo Delrio, “il messaggio che invece venne fuori fu di tutt’altra natura. E cioè che finalmente si sarebbero sanate tutte le migliaia di richieste di condono edilizio. Solo il confronto in Parlamento portò poi a sostanziali modifiche, come il necessario parere favorevole da parte dell’autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico. Conte decise anche di smantellare la struttura di missione denominata Casa Italia, e poi ItaliaSicura, che avevamo istituito presso la presidenza del Consiglio”. Per l’ex ministro dei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, c’è “un’ansia di distruggere quello che c’era prima. Ma questo Paese ha bisogno di programmi di lunga scadenza, non di decisioni prese sull’onda dell’emotività o di commissari nominati a ogni piè sospinto. Se ogni governo che cambia si mette a riscrivere la storia da capo, il Paese non migliorerà mai nelle sue fragilità strutturali”.

Intanto, le varie componenti del Pd sono in fibrillazione in vista del congresso. Sempre il Foglio ospita un Manifesto-appello per una svolta “laburista” del partito. Il lavoro sia “il tema fondamentale, insieme a un rilancio della partecipazione democratica” del nuovo Pd. L’iniziativa, pubblicata anche dal sito di LibertàEguale, è opera dell’associazione dei liberal presieduta da Enrico Morando. Manifesto-appello è firmato da Marco Bentivogli, Filippo Barberis, Federico Butera, Stefano Ceccanti, Maurizio Del Conte, Giorgio Gori, Pietro Ichino, Marco Leonardi, Valeria Mancinelli, Enrico Morando, Umberto Ranieri, Tommaso Nannicini, Carlo Salvemini, Giorgio Tonini, Lucia Valente, Silvia Zanella. “Il Congresso del Pd – si legge nel testo – ha di fronte due missioni difficili, ma non impossibili: recuperare capacità di rappresentanza, sulla base di una chiara visione sul futuro del Paese; e costruire una proposta credibile di governo. Incarnate da una leadership legittimata dal voto degli elettori più attivi del centrosinistra, queste due dimensioni sono tra di loro intrecciate fino ad essere inscindibili”.

Sul piano dei contenuti della proposta il lavoro viene posto al centro: “Il lavoro è il crocevia delle transizioni che interessano la vita di ogni persona. Bisogna raccogliere la sfida che porti ad accelerare la valorizzazione del lavoro umano, un lavoro di qualità per tutti e non solo per una élite, un lavoro che crei valore nell’economia e nella società e che rafforzi la dignità”. Il che implica una serie di politiche di formazione, di valorizzazione anche economica e di protezione. Seguono poi dieci punti che costituiscono “le scelte per la svolta riformista” del Pd con i contenuti concreti delle premesse:

1) Con l’Ucraina, per la libertà e per la pace;

2) Per un’Europa unita e forte, nell’interesse dell’Italia;

3) Contro le disuguaglianze, partendo da lavoro e crescita;

4) Un Paese a misura degli ultimi è più giusto anche per gli altri;

5) Un Paese più verde e giusto;

6) Giustizia giusta;

7) Aggiornare la Costituzione, rendere più forte la democrazia con un’alternativa neoparlamentare al presidenzialismo;

8) Un patto di rinnovamento della politica;

9) Stop alle liste bloccate e una diversa legge elettorale;

10) La leadership che serve. Il documento auspica un “confronto” tra proposte, anche con uno “scontro”, che stimoli la “partecipazione” del popolo Dem.