Omeopatia, stretta dell’Ue sul settore

Dopo la tragedia del bambino morto di otite e trattato solo con rimedi omeopatici, e proprio mentre si scatena una dura polemica sull'efficacia di questi trattamenti, l'entrata in vigore di una normativa europea fa scattare il conto alla rovescia per una stretta regolatoria sul settore che si stima dimezzerà in Italia la presenza sul mercato di questi prodotti.

Una direttiva europea recepita in Italia nel 2006 impone alle aziende produttrici, che entro il 30 giugno 2017 non avranno presentato all'Aifa la documentazione necessaria per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio dei loro prodotti, di ritirarli dal mercato entro la fine di giugno del 2018. Rispetto ai farmaci si tratta di una procedura semplificata che non richiede alcuna dimostrazione di efficacia, ma solo della loro sicurezza. Una procedura mai richiesta prima ma temuta dalle aziende per l'altro impegno richiesto per la preparazione dei dossier necessari.

A ricordarlo è la Fondazione Gimbe. ''I cittadini - spiega Nino Cartabellotta, presidente della stessa Fondazione - devono sapere inoltre che i prodotti omeopatici presenti sul mercato non sono stati approvati da nessuna autorità regolatoria: finora era infatti sufficiente una semplice notifica al ministero della Salute''.

I dati del 2016 hanno segnato per la prima volta un calo del 7,4 per cento dei prodotti venduti e un calo del 4,8 per cento del fatturato, passato dai 300 milioni annui del 2015 ai 285 del 2016, proprio per le prime conseguenze delle norme in arrivo. Se oggi sono circa 13mila i medicinali omeopatici sul mercato, a seguito dei dossier di registrazione richiesti da Aifa ne resteranno non piu' di 5-6mila, aveva stimato Omeoimprese, l'associazione che rappresenta i produttori del settore. Le aziende hanno infatti cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, una procedura onerosa e complicata.