Weinstein e le donne

Non temo di essere poco apprezzato per le prossime righe, ma intanto provo a sintetizzare i tre punti espressi l’altro giorno su “Il Messaggero” da Maria Latella a proposito della vicenda degli abusi (presunti o no che siano) commessi dal produttore Harvey Weinstein.

Il tutto è fondamentalmente riassumibile in tre punti.

Il primo. Scrive la Latella: “Per fare carriera tutte (tutti: a seconda delle inclinazioni sessuali) devono passare dal divano del produttore”.

Il secondo è un risvolto, per così dire politico perché “la politica, con Weinstein - scrive ancora Maria Latella - c’entra: come buona parte di Hollywood, anche il fondatore della Miramax è un noto e generoso sostenitore del Partito Democratico. Colpendo lui, il nuovo sistema che ora domina a Washington invia un messaggio a tutto il bel mondo dello showbiz: conosciamo le vostre debolezze e così come abbiamo demolito il robusto Weinstein potremmo fare polpettine di molti di voi”.

Il terzo e ultimo punto è invece, almeno a nostro giudizio, il più delicato perché le molestie sessuali delle quali è accusato il produttore statunitense risalgono a dieci/vent’anni fa: la domanda che in questa sede ci/vi poniamo è la stessa che si è posta la Latella: “Come mai se ne sono ricordate solo adesso? Sta di fatto che mentre le Asia Argento o le Gwyneth Paltrow subivano in silenzio le avances sgradite, gradevolmente continuavano a fare film con Weinstein. Altre, poche altre, no. Angelina Jolie (altra vittima del produttore, ndr) con lui non ha mai più voluto lavorare...”.

 Sul fatto che Weinstein sia stato uno di quegli uomini che abbia approfittato nel modo più subdolo del proprio ruolo (se i fatti verranno provati) è indubbio. Ma le perplessità espresse dalla Latella appaiono tutt’altro che infondate. Soprattutto perché ci si dovrebbe aiutare a convincerci che sempre (ma sempre...) le donne siano vittime della prepotenza degli uomini, escludendo a priori che qualche responsabilità pesino pure sul comportamento delle rappresentanti di quello che una volta veniva definito “il sesso debole”. Alcune delle quali hanno il coraggio di denunciare certi schifosi comportamenti: sarà un caso? O, per dirla con linguaggio squallidamente “maschilista”, ci sono donne che “hanno le palle” e altre che per la carriera sono disposte proprio a tutto?

Concludiamo sempre con le parole della Latella: “Resta l’amarezza di aver dovuto aspettare vent’anni per dire qualcosa che, vent’anni prima, avrebbe avuto tutt’altra forza. E consegnato tutt’altro esempio”.

Già, tutt’altro esempio: di certo migliore rispetto a un “gioco” durato (per motivi diversi) qualche lustro per poi essere pubblicamente denunciato come abuso subìto. Ma dei benefici avuti, in certi casi, ci si dimentica di parlare.