A proposito di Lazio: basta strumentalizzazioni

E ora, in previsione di misure certe e preannunciate dalla Società Sportiva Lazio, e dopo l’atto dovuto e soprattutto sentito della visita e della deposizione da parte del Presidente Claudio Lotito di una corona di fiori davanti alla Sinagoga di Roma, facciamola finita con le strumentalizzazioni nei confronti di una società calcistica che semplicemente si vorrebbe non esistesse e che sta osando inanellare una vittoria dietro l’altra.

Sì, è urgente, improrogabile intervenire contro le ributtanti frange razziste della tifoseria ma sono altrettanto riprovevoli le strumentalizzazioni di certa vile stampa mainstream e i suoi gongolamenti per l’assenza della Comunità ebraica di fronte all’importante gesto di dissociazione dal razzismo della Lazio. Mi permetto di rammentare, inoltre, forse anche alla Comunità ebraica potrebbe interessare, che la solidarietà di molte frange degli indignati (e ci mancherebbe!) di oggi arriva sempre puntuale e in modo plateale solo e soltanto nei confronti delle offese alla memoria degli ebrei morti e vittime dell’Olocausto. Che da quelli vivi capaci di aver costruito l’unico Paese democratico nel deserto di solito preferiscono prendere le distanze.

E piantiamola con il falso e troppo comodo distinguo tra antisionismo e antisemitismo che lascia pulite molte coscienze ogni volta che ci si deve contendere un posticino al sole tra le prime file di chi condanna Israele. Quando l’antisionismo è sistematico, per quanto strisciante e scomodo da proclamare nei salotti, è antisemitismo. Ipocriti.

Mi rivolgo al volo alle mosche cocchiere che si stanno pavoneggiando sulla grave vicenda che ha coinvolto alcuni ributtanti esponenti della tifoseria ultrà della Lazio. Tutti ad alzare il tiro sulle misure da prendere in una spericolata competizione tra galletti ad esasperare i toni tra chi condanna con più veemenza e fa la proposta più efficace ma soprattutto più visibile, definitiva. Ma soprattutto tutti (per fortuna sempre minoranze sono) gettati a capofitto a denigrare laidamente dall’alto delle proprie cadreghette di giornalisti (?) con la puzza sotto il naso, e a disseminare come polvere di stelle il proprio disprezzo da vili e laidi su azioni genuine che non hanno altra pretesa che chiedere scusa per l’avvenuto, liquidandole come fossero maldestri e ignoranti “lavacri” di episodi che nessuno immagina né intende nemmeno lontanamente giustificare (leggere nella corona di fiori depositata davanti alla Sinagoga questo intento, sì, è pericolosa malafede). La corona davanti alla Sinagoga, la lettura del diario di Anna Frank e il resto, rappresentano gesti, sì simbolici, ma della cui autenticità non ci si può azzardare a dubitare.

E poi fateci capire, l’importanza del simbolico va bene solo quando ne scrive o parla qualche venerato maestro nei trattati antropologici e sociologici, mentre se varca il confine della teoria e approda davanti alla Sinagoga di Roma subisce una mutazione genetica che lo trasforma in gesto goffo e cialtrone? Evidentemente sì e per gli strumentalizzatori “pro anti-antisemitismo loro” qualsiasi misura risulterebbe inadeguata. In fondo, quale occasione più ghiotta per legittimare un sano maccartismo antilaziale cotto e mangiato? Questi pavoncelli si nutrono del tentativo di ridicolizzare, svilire, liquidare come grossier qualsiasi azione che non provenga dalle loro greppie di appartenenza. Ma davvero credete che per consolidare le vostre postazioni nelle file dei probi censori dell’antisemitismo e di qualunque razzismo sia necessario anche fare un salto nella peggiore e untuosa umanità, che ha a sua volta bisogno di esercitare un’altra forma di razzismo, quello della presunta superiorità moral-intellettuale di chi liquida ciò che viene dai non accolti alla propria scuderia come “di cattivo gusto” per sentirsi migliore?

In realtà mi auguro che il mettersi tra le fila affollatissime di chi cerca le scorciatoie dell’ignobile disprezzo allargato da abbinare alla giusta censura serva almeno a rimorchiare sessistamente di più tra le fila di una qualche plaudente e ottusa platea.

Che infinita tristezza per tanta faziosità, ipocrisia e disonestà intellettuale. Ma questo piccolo mondo di livorosi e arcigni operatori dell’informazione come anche quello speculare dei mostriciattoli quarantenni e trentenni da loro creati, sta arrivando al capolinea: la gente vera, autentica, quella che ha letto la medesima quantità di libri di chi la disprezza ma signorilmente ne fa buon uso, non ne può più! Andate pure con Dios. Fate presto!