Si avvicinano le elezioni politiche, mai come questa volta, incerte e imprevedibili. In campagna elettorale, ogni leader che si rispetti dichiara, con decisione e concretezza, che un punto fermo del proprio programma elettorale riguarderà la prevenzione sanitaria.

Le intenzioni sono senz’altro lodevoli, ma bisogna altresì sottolineare come i fatti siano “leggermente” differenti. Se da un lato l’Italia figura al quarto posto nei Paesi Ocse per aspettativa di vita alla nascita con 82,8 anni (prima di noi, Svizzera, Spagna, Giappone), dall’altro, quello della spesa sanitaria, in rapporto al Pil, la nostra penisola con l’8,8 per cento è al 18esimo posto sui 34 Paesi.

L’ultimo “Rapporto Osservasalute” del 2016 parla ancora più chiaro: cresce il divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud e le disparità di accesso all’assistenza sanitaria si riflette sulla salute dei cittadini. L’acuirsi di queste differenze territoriali, purtroppo, crescenti vanno di pari passo con un fenomeno nazionale: l’aumento delle malattie croniche che oggi affliggono 4 italiani su 10. Il risultato è molto semplice: gli italiani vivranno di più, ma con un tasso altissimo di malati.

Ciò, a lungo andare, potrebbe far saltare il nostro sistema sanitario per i costi sempre più insostenibili. La soluzione del problema potrebbe essere semplicissimo e riposa, proprio, in quella parolina magica nel mare d’inchiostro del sopracitato programma elettorale: prevenzione. Un recente studio del “The European House-Ambrosetti” stima, infatti, che investire un euro in prevenzione sanitaria può fruttarne 3 nell’arco di un decennio.

Non solo, se a ciò, si abbinasse anche l’innovazione (di cui noi italiani siamo maestri) vero e proprio driver, soprattutto, grazie alle nuove opportunità rappresentate dai settori di aging, cronicità, disabilità, territorio, wellness, attraverso tecnologie di robotica, meccanica, tecnologia laser, non solo ne gioverebbe la nostra salute, ma anche l’equilibrio tra crescita della spesa e sostenibilità economica. Ad oggi, in questo senso, un circolo virtuoso nel settore sanitario è rappresentato dalla ricerca sulla maculopatia, malattia degenerante che, nel peggiore dei casi, provoca la cecità e che affligge il 5,3 per cento della popolazione over 50 del nostro Paese (1.400.000 di casi).

Proprio questa realtà sarà al centro della giornata di studio, che si svolgerà il prossimo 16 novembre, a Roma, all’interno del Policlinico Umberto I, organizzata dalla professoressa Lia Giustolisi, responsabile del Centro di Diagnosi e Terapia delle Maculopatie. Si parlerà in quella occasione della patologia sotto diversi punti di vista (prevenzione, sintomatologia, cura della degenerazione) a partire dalle 16,30. Al dibattito parteciperanno numerosi esperti ed anche il professor Eugenio Gaudio, Rettore dell’Università “La Sapienza”. Il 17 e il 18 novembre, poi, presso il Centro Maculopatie della Clinica Oculistica, saranno eseguite visite oculistiche gratuite dalle 9 alle 18. Una importante iniziativa, alla quale mi auguro possano seguirne altre simili di evidente impatto sociale. Molti cittadini, purtroppo, non sono informati sufficientemente.

Di questi giorni, inoltre, di rilievo la partenza di un progetto “Made in Italy” estremamente innovativo: realizzare un occhio bionico con materiali bioattivi micro e nanofabbricati per testare l’efficacia dei farmaci e sviluppare terapie personalizzate contro la maculopatia. Il progetto creerà delle biostrutture intelligenti integrate in una piattaforma biomedica in grado di imitare le strutture dell’occhio per ottimizzare i test farmaceutici e personalizzare le terapie contro la degenerazione maculare” e, ciò che più interessa, è che il dispositivo avrà un impatto importante sui costi dell’assistenza sanitaria in quanto i nuovi materiali e i relativi modelli in vitro saranno più economici rispetto a quelli attuali.

Chissà, magari, un occhio bionico potrebbe servire ai nostri politici, per essere più lungimiranti... quantomeno nel settore sanitario.