Il malinteso senso della libertà d’informazione

Non esiste giustificazione alcuna nei confronti della violenza. Per questo motivo l’arresto di Roberto Spada, autore della brutale aggressione a una troupe televisiva della Rai, sembra rientrare nell’ordine di un civile sistema democratico.

Tuttavia, proprio in tema di comportamenti civili e rispettosi dell’umana dignità, bisogna avere il coraggio di stigmatizzare il comportamento di tutti quegli pseudo operatori dell’informazione radiotelevisiva che pensano di superare ampiamente i confini della molestia, sottoponendo i malcapitati a delle aggressioni verbali in nome e per conto di una presunta libertà di stampa. Costoro, evidentemente, credono che solo per il fatto di andare in giro con un microfono si abbia il sacrosanto diritto di infastidire, spesso con domande imbecilli ripetute ossessivamente, chiunque cada sotto la loro percezione.

Soprattutto i cronisti più giovani, certamente impegnati a contendersi uno scoop televisivo allo stesso modo in cui i cani randagi si contendono un pezzo di carne rancida, mostrano un deplorevole e inqualificabile accanimento nei riguardi delle loro “prede”. Sotto questo profilo, un pervicace comportamento finalizzato ad estorcere a ogni costo risposte e pubbliche confessioni non ha nulla a che fare con la libertà d’informazione.

Incalzare politici e presunti assassini con un fuoco di fila di domande tendenziose non ha nulla a che fare con la libertà d’informazione. Mettere in piedi improvvisate gogne mediatiche ai danni del cattivone di turno, sfruttando l’atavico retaggio del capro espiatorio, non ha nulla a che fare con la libertà d’informazione.

Se non vogliamo che quest’ultima faccia parte di quella stessa giungla da cui sembrano provenire i cavernicoli moderni abituati ad esprimersi a pugni e testate, occorre interpretarla con quel rispetto e quella moderazione che caratterizzava, ahinoi, il giornalismo radiotelevisivo di alcuni lustri addietro.