Qualità e affidabilità, la forza della stampa

“Vincere la sfida della credibilità”: è questo il messaggio lanciato dal presidente degli editori Maurizio Costa, che presiede anche Audipress, società che realizza indagini collettive sulla lettura di quotidiani e periodici. Ogni giorno più di 17 milioni di lettori netti di quotidiani su quasi 26 milioni di letture e ogni settimana circa 15 milioni di lettori per i settimanali. Lo scenario della carta stampata sembra cambiato rispetto a qualche anno fa quando il settore in circa 10 anni ha perduto il 50 per cento dei ricavi e il 60 per cento dei proventi della pubblicità.

La situazione resta difficile ma le testate a pagamento restano insostituibili per il mondo dell’informazione e della comunicazione. Dai risultati di circa 200 interviste realizzate dal gruppo “Episteme” risulta che la vasta platea dei lettori di fronte alla iper-offerta polverizzata di contenuti, piattaforme e media riconoscono nella stampa “un kit di sopravvivenza” grazie alla funzione di garanzia nel controllo delle fonti, alla affidabilità e alla qualità degli approfondimenti.

Per Maurizio Costa si esce da un biennio relativamente positivo in cui non sono mancati alcuni provvedimenti di ordine parlamentare tipo la legge sull’editoria in cui è previsto un Fondo per il pluralismo e lo stanziamento di risorse.

Qualità e affidabilità della stampa sono i due aspetti principali del futuro dopo l’ingresso dei grandi player della rete che realizzano nel mercato pubblicitario italiano un fatturato doppio rispetto a quello di tutti i quotidiani e periodici messi insieme. Mentre si concludeva a Milano il convegno su “il valore della stampa, vissuti e aspettative dei lettori” era in corso l’aumento di capitale del quotidiano economico della Confindustria “Il Sole 24 Ore” che, esclusi i 3,5 milioni di spese connesse all’aumento, porterà in cassa 46,5 milioni necessari a salvare dal fallimento il gruppo editoriale. Secondo il piano industriale nei prossimi dodici mesi servirà trovare 111,7 milioni dopo la vendita per 55,6 milioni al fondo Palamon dell’area formazione ed eventi e la sottoscrizione di un prestito con le banche per 30 milioni. Ci sono anche difficoltà di certificazione delle copie digitali vendute.

Un riscontro dell’aumento della quota di mercato pubblicitario è arrivato dai conti dei primi nove mesi dell’anno di Mediaset. Il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha segnato un’inversione di tendenza passando dalla perdita di 118 milioni (causata dalla mancata acquisizione di Premium da parte di Vivendi) ad un utile di 35,9 milioni.

Per il general manager marketing di Publitalia Matteo Cardani la raccolta della pubblicità è stimata per l’intero anno dell’ordine del + 0,5 per cento che aggiunta al calo dei costi operativi riporta il gruppo sul terreno positivo. Dopo aver approvato il progetto di fusione per incorporazione della controllata Videotime ora per il direttore finanziario Mediaset, Marco Giordani, lo scenario del negoziato con Tim e delle controversie giudiziarie con il patron del gruppo Vivendi, Vincent Balloré, può assumere aspetti diversi rispetto alle tensioni dei mesi estivi.

“Se Tim intende investire davvero in contenuti televisivi - ha detto Giordani - sarebbe positivo e possiamo parlarci”. Ci sarà a breve un incontro faccia a faccia tra Berlusconi junior e il nuovo amministratore delegato di Tim, l’israeliano Amos Genish nominato a settembre 2017? I mercati lo auspicano.