Troppo poco per sognare

Un sogno, per quanto sia, un minimo di base deve averla e qui, parliamoci chiaro, non c’era proprio niente che permettesse di sognare. Se fossimo andati avanti, riuscendo in qualche modo a sfangarla, in Russia ci avrebbero preso “a schiaffi”.

Insomma, non poteva e non doveva essere la Svezia, con tutto il rispetto, a decidere il futuro della Nazionale di calcio ed essere arrivati a tanto la dice lunga su ogni cosa. Poco gioco, poche geometrie, poca struttura, poca squadra, insomma troppo poco di tutto per sognare, a partire dalle capacità del commissario tecnico, Gian Piero Ventura. Sia chiaro, nulla di personale sul C.T., ma era già ovvio quanto la scelta fosse inadeguata; oltretutto ieri sera a caldo, dopo la clamorosa sconfitta, non ha nemmeno avuto il coraggio di andare in tivù.

Ecco perché alla fine è giusto così, i nodi arrivano sempre al pettine e in fondo la Svezia non c’entra niente con una sconfitta che parte da molto più lontano. Una federazione miope, minimale, fragile, un allenatore come tanti e una squadra figlia di un campionato dove gli stranieri hanno cancellato da tempo promesse e vivaio nostrano. Questa è la realtà del nostro mondo del pallone; un mondo, appunto, che da tanto è finito nel pallone.

Una storia come la nostra che è vissuta e intessuta da grandi tradizioni calcistiche ben altra strategia avrebbe meritato rispetto a quella degli ultimi dieci anni. Perché sia chiaro, gli sbagli iniziano proprio all’indomani della straordinaria vittoria dei Campionati mondiali del 2006. Da quel momento, infatti, abbiamo pensato che fosse possibile campare di rendita, ma in un sistema che così come il pallone corre sempre di più serve ben altro. E noi, a partire dalla Federazione, altro non siamo stati capaci di fare e anno dopo anno siamo arrivati alla figuraccia dell’esclusione.

Insomma, in una situazione come la nostra ogni sogno era inutile e improbabile. Dobbiamo riscrivere tutto, scelte, regole interne, programmazione, strutture e incarichi, solo così tornerà il futuro. Gli stessi calciatori dovrebbero farsi un grande bagno di umiltà, di autocritica, di senso della misura, non basta girare in Ferrari, navigare su barche galattiche e guadagnare da sceicchi per essere all’altezza. Parliamoci chiaro, il lusso sfrenato, le cifre da petrolieri e la vita da paradiso terrestre hanno rovinato parecchio il senso dello sport. Ecco perché serve ripensare tutto e farlo sul serio, se tutto il male non viene per nuocere, speriamo che sia così almeno stavolta.