Con i Mondiali vanno in fumo 100 milioni di euro

Il dramma sportivo che si è consumato lunedì con il pareggio della Nazionale italiana allo stadio “Meazza” contro la Svezia, e la conseguente mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, è sicuramente uno dei punti più bassi del calcio nostrano, ma comporta una serie di implicazioni socio-economiche che vanno al di là dello sport, e che è bene analizzare. Sfiorando il dibattito tecnico, rispetto al quale persone più competenti ed esperte hanno già espresso giudizi non lusinghieri sul calcio messo in mostra dalla nostra Nazionale, da appassionato posso dire di non essermi divertito nel vedere giocare l’Italia di Gian Piero Ventura. Ma qui si vuole analizzare altro, non solo il campo nella sua più stretta accezione sportiva e agonistica.

La mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 ha un impatto sociale ed economico pesante su tutto il sistema Italia. Intanto, dal punto di vista dell’immagine. La nostra Nazionale, tranne un passaggio a vuoto nel 1958, ha sempre concorso nella manifestazione iridata. È simbolo di bel calcio, è storicamente espressione di un campionato combattuto, aspro, dove tecnica, classe e fisicità si combinano nella loro massima espressione. Non a caso il campionato italiano, fino all’entrata di investimenti stranieri che hanno pompato le altre leghe, è stato per antonomasia il termine di paragone e di confronto per calciatori e società. Giocare in Serie A era per un calciatore brasiliano o tedesco l’approdo a una categoria superiore, un po’ come l’Nba per un cestista italiano. L’uscita di scena della nostra Nazionale, dunque, è una stangata al modello italiano del calcio. Ma il contraccolpo peggiore ce l’ha l’economia.

Qualcuno ha calcolato in circa 100 milioni di euro il solo mancato incasso per essere rimasti fuori dal Mondiale russo. A risentirne sarà l’intero movimento-calcio, la prima industria del Paese, e in particolare proprio tutte le serie inferiori e il settore giovanile, che tanto invece dovremmo curare e coltivare con particolare attenzione per crescere i campioni del futuro. Ma ne risentiranno anche tutti gli altri sport cosiddetti minori, senza dimenticare l’indotto extra-calcistico: si venderanno meno magliette della Nazionale, ci saranno meno acquisti on-line dei prodotti collegati agli “azzurri”. E di conseguenza meno spedizioni, meno corrieri, una produzione inferiore nel tessile. Bar, ristoranti e pizzerie dove i tifosi si sarebbero riuniti a vedere le partite del campionato del mondo faranno meno affari, e ci sarà meno necessità di personale stagionale. Di conseguenza, anche i supermercati non potranno calcolare su un extragettito stagionale, e così via. Un danno incalcolabile per l’intera economia nazionale.

E poi l’aspetto sociale. Nell’Era dell’individualismo da social media, ritrovarsi tutti insieme a casa con amici e parenti sarebbe stato sicuramente un momento di riscoperta umana, di condivisione personale, di unione nelle piazze. Un momento bello di partecipazione anche per alcune donne che spesso sono costrette a subire il calcio ogni giorno della settimana senza esserne oggettivamente appassionate, mentre con la Nazionale è invece sempre stato diverso. Tifare ed esultare per l’Italia, alzarsi in piedi durante l’Inno di Mameli e cantarlo tutti insieme sarebbe stata la riscoperta dei valori di unità nazionale. Per molti bambini, una opportunità unica, facile e naturale di far propri questi valori patriottici, visto che a scuola spesso c’è carenza di questi insegnamenti che invece ritengo prioritari.

Tutto questo non ci sarà. E all’esonero di Ventura non può non corrispondere una stoccata anche ai vertici italiani del Governo. Dal ministro dello Sport Luca Lotti al premier Paolo Gentiloni, quali provvedimenti sono stati presi fino ad oggi per il rilancio dei settori giovanili e la limitazione della presenza degli stranieri che tolgono spazio ai nostri ragazzi fin dalle serie minori? Senza dimenticare, restando più nel folklore, la gufata dell’allora primo ministro Matteo Renzi che a Vladimir Putin diceva di voler vincere i Mondiali di Russia.

Ora, però, non bisogna leccarsi le ferite. Se serviva uno shock per ripartire, allora la mancata qualificazione può rappresentare un’opportunità per l’Italia del pallone. Forse ora chi di dovere prenderà coscienza che il calcio italiano non può più andare avanti in queste condizioni, e magari questa débâcle potrà rappresentare il volàno per il rilancio dell’intero sistema.

(*) Consigliere regionale e membro dell’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia