L’Italia nel pallone

Un aforisma, un commento - “Nel gioco del calcio, il pallone è sicuramente il protagonista che più mi intenerisce. Infatti nessuno può toccarlo con le mani come se fosse appestato, il portiere lo prende con i guanti e lo rilancia subito più lontano che può, né una squadra né l’altra lo vogliono nella propria area e prende calci dagli uni e dagli altri per un’ora e mezza”.

Che si tratti ancora di un gioco è discutibile. Anche attorno alla recente vicenda della Nazionale italiana contro la Svezia si è sentito e letto di tutto: una sciagura collettiva, una perdita di prestigio dell’Italia, persino una débâcle economica. Che nel calcio venga investito un enorme capitale emotivo è cosa nota e gli psicologi ci hanno insegnato che ad esservi coinvolto è l’insieme di pulsioni e frustrazioni che molti esseri umani sintetizzano nell’agonismo domenicale. Se poi la partita riguarda l’intero Paese, allora si riscopre quella “Patria” che in ogni altro momento dell’anno viene tranquillamente snobbata se non derisa.

Ricordo una partita vinta dalla nostra squadra, assai famosa, contro la Germania. Il radiocronista, alla fine del gioco, descrisse l’atmosfera festosa del pubblico italiano sottolineando con voce enfatica “...e dagli spalti si leva un solo grido: Italia, Italia!”. In nessun’altra circostanza l’Italia è venerata, né, se del caso, condannata con questi toni. L’unità del Paese è svalutata ogni giorno così come non manchiamo mai di lamentare le mille cose che non vanno indicando nel Bel Paese null’altro che una società in perenne e colpevole crisi. Molti italiani accetterebbero supplizi indicibili pur di far vincere la “squadra del cuore”, ma ben pochi amano davvero il loro Paese. Nemmeno di fronte alle più importanti ricorrenze nazionali, a un successo scientifico, artistico o tecnologico o all’assegnazione di un premio Nobel a uno scienziato italiano si sente in giro particolare emozione. Eppure, l’Italia è attiva con le proprie forze o le proprie risorse, e spesso con grande prestigio, in molti settori mentre nelle squadre di calcio, come è noto, di italiano c’è ben poco dato il diffuso acquisto di calciatori stranieri.

Insomma, cediamo all’estero cervelli e importiamo piedi. Ma, evidentemente, nel tifo calcistico c’è qualcosa che va ben oltre, o risiede ben sotto, la ragione e i sentimenti più genuini.