Femminicidio: Orlando conferma dati allarmanti

“Nonostante l’impegno costante e la maturazione di una spiccata sensibilità della società civile verso il fenomeno, i dati descrivono una situazione di portata ancora allarmante e impongono di proseguire nel rafforzamento degli strumenti di tutela e nel coordinamento delle iniziative di tutte le Istituzioni coinvolte”. Con parole decise e senza fraintendimenti, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha così sintetizzato e fotografato l’angosciante fenomeno degli omicidi e violenze di genere nell’Italia del terzo millennio.

È stata una lunga analisi quella svolta dal titolare del dicastero di via Arenula, invitato in audizione presso la Commissione di inchiesta parlamentare sul femminicidio e la violenza di genere del Senato della Repubblica, e focalizzata perlopiù su due aspetti: nel 98 per cento dei casi l’autore del reato è un uomo, e la nazionalità dell’autore conferma la prevalenza di soggetti italiani (74,5 per cento).

Il relatore ha quindi illustrato i risultati di uno studio effettuato dal ministero il quale ha preso ad esame 355 casi su 417, classificabili come femminicidio, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016. La valutazione, positiva sugli strumenti legislativi messi in atto negli ultimi anni ha, però, successivamente posto in risalto che c’è ancora molto da fare in tema di prevenzione e di educazione.

Infatti, se sul versante normativo (di tutela penale, sostanziale e processuale) il livello raggiunto può definirsi adeguato alla risposta del fenomeno, sul versante cautelare sono ancora da calibrare le specificità di una emergenza consumata il più delle volte all’interno delle mura domestiche. Il ministro ha poi mostrato la bontà di misure di prevenzione quale l’ammonimento, diffusamente applicato nel periodo 2011-2016, e grazie al quale sono stati emessi complessivamente 6.405 provvedimenti.

Ma evidentemente tutto ciò non basta e, azioni come l’allontanamento dalla casa familiare o, in sede civile, con l’introduzione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa rimangono al momento le forme più incisive da attuare. Forme di protezione, queste, che possono realizzarsi solo se c’è una fiducia reciproca tra cittadini e giustizia. E nonostante la crescente attenzione (anche mediatica) al problema, la colpa non può che essere ricondotta a stereotipi ancora molto forti nel nostro Paese.

Ciò che si dovrà combattere per prima è la discriminazione psicologica di genere, la forma di violenza più feroce perché risiede e si alimenta di convinzioni quotidiane.

Il ministro Orlando ha lasciato la Commissione confermando che “nel disegno di legge di bilancio 2018 è stata inserita la previsione, a decorrere dal 1° gennaio 2018, di una integrazione finanziaria del fondo per le vittime di violenza di genere per un importo pari a 7,4 milioni di euro, che si aggiungono ai 2,6 milioni già previsti, per incrementare gli indennizzi in favore delle vittime”. Certo, una buona notizia, ma il rispetto e l’affetto per la propria compagna non hanno sicuramente prezzo.