L’Australia dice sì alle nozze gay

L’Australia è diventata il 25esimo Paese a riconoscere i matrimoni fra due persone dello stesso sesso. La legge è stata approvata ieri anche dalla Camera dopo centinaia di ore di dibattito, e il risultato, annunciato dallo speaker della Camera, è stato accolto con un’ovazione dai deputati e dal pubblico accalcato in galleria.

La legge ha cambiato la definizione del matrimonio: da unione tra uomo e donna si è passati a “l’unione tra due persone”. Il testo è stato approvato con una maggioranza schiacciante, solo 5 deputati hanno votato contro. La scorsa settimana la stessa legge era passata in Senato con 43 voti a favore e 12 contrari. Le due camere hanno così approvato senza emendamenti la proposta di legge già concordata tra parlamentari dei tre maggiori partiti (conservatori, laburisti e verdi).

La normativa introduce misure per proteggere la libertà di religione, permettendo alle chiese e alle organizzazioni religiose di dichiararsi contrarie ai matrimoni gay senza violare le leggi antidiscriminazione. Viene inoltre protetta l’obiezione di coscienza da parte di fornitori di servizi, come produttori di torte, autisti di auto da cerimonia e sale da ricevimenti. Il governatore generale potrà ratificare la legge nei prossimi giorni e le prime nozze gay si potranno celebrare da gennaio. Per le migliaia di coppie già sposate in Paesi fra cui Nuova Zelanda, Canada, Gran Bretagna e Paesi Bassi, il matrimonio sarà riconosciuto automaticamente.

“Oggi (ieri, ndr) abbiamo votato per l’uguaglianza e per l’amore”, ha dichiarato il primo ministro conservatore Malcolm Turnbull, mentre secondo il leader dell’opposizione laburista Bill Shorten è stata finalmente riconosciuta l’uguaglianza di diritti degli australiani Lgbtiq (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali, queer, ndr). Il dibattito parlamentare ha fatto seguito al netto risultato, con quasi il 62 per cento a favore, nella consultazione non obbligatoria sull’estensione della definizione di matrimonio. In una dura campagna di tre mesi, i fautori del ‘No’ guidati dalle chiese cristiane hanno sostenuto che i matrimoni dello stesso sesso avrebbero avuto conseguenze sociali negative di vasta portata.

La campagna è stata segnata anche da numerosi incidenti di omofobia e secondo una sondaggio pubblicato su Guardian Australia, gli australiani Lgbtiq hanno subito oltre il doppio del numero di aggressioni verbali e fisiche durante i tre mesi del sondaggio postale.