Giorni cruciali per tv e giornali

Giornate verità per il mondo della televisione e per l’editoria dopo l’ulteriore crollo (meno 8,2 per cento) dei proventi della pubblicità nel mese di ottobre. Martedì è il giorno dell’udienza presso il Tribunale di Milano sul contenzioso tra Mediaset e Vivendi per la retromarcia del gruppo francese sull’acquisto della pay-tv Premium di Cologno Monzese. Sono mesi che i principali interlocutori delle due parti lanciano segnali contrastanti: una volta appare la faccia dura delle carte bollate, un’altra volta arrivano messaggi di un possibile compromesso, fortemente voluto dai mercati. Nessuno si sbilancia chiaramente, ma la battuta “speriamo” rilasciata ai giornalisti da Fedele Confalonieri, presente alla prima della Scala come il presidente esecutivo di Telecom e ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha lasciato intendere che qualcosa si sta muovendo dietro le quinte. La prima mossa è stata fatta da Tim (di cui Vivendi ha il 23,9 per cento del capitale) che ha affidato al ceo Amos Genish di trovare un accordo pluriennale sui contenuti di Mediaset e di sviluppare la joint venture tra il gruppo telefonico e Canal +, la pay-tv francese che non se la passa bene.

Alla base del negoziato ci sono i contenuti free e pay tra cui i film della società Medusa, le serie tv ed eventualmente lo sport, soprattutto il calcio che però nel prossimo triennio passerà a Sky. Nei mesi scorsi c’è stato un intenso lavoro degli avvocati delle due parti per individuare il percorso tecnico-giuridico di una possibile intesa dopo il pressing sia della Consob che di Palazzo Chigi sulla cosiddetta “golden power”, la legge che conferisce allo Stato poteri speciali di intervento e di veto considerando strategica la società dei cavi Sparkle controllata dalla Tim.

L’obiettivo di Vincent Bolloré è sempre quello di costituire un mega-gruppo d’informazione e di intrattenimento del Mediterraneo e da qui le voci di mercato che il manager bretone gradirebbe trovare un “entente cordiale” con Mediaset. La strategia del gruppo della famiglia Berlusconi è stato illustrato in una intervista al Corriere della Sera dal vicepresidente e amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi, il quale è stato chiaro su due fronti: Tim, ha precisato, ha bisogno “dei nostri contenuti, ma è sospesa la questione con il loro azionista di controllo Vivendi. Vediamo se supereremo le difficoltà”. L’altro fronte è la Rai e il tetto pubblicitario che dovrebbe essere “più stringente” perché ha già il canone.

Anche per il 2018 Rai, Mediaset e Sky si spartiranno il 90 per cento del mercato tv anche se sono in crescita “i gruppi tematici”. I proventi pubblicitari tornano al centro delle polemiche dopo la pubblicazione dei dati di ottobre delle vendite di quotidiani, settimanali e mensili. Dopo 6 sei mesi dalla fusione tra Repubblica-L’Espresso-La Stampa-Secolo XIX si evince un flop dei tre quotidiani del Gruppo Gedi, guidato dalla famiglia di Carlo De Benedetti, con la partecipazione di John Elkann e Carlo Perrone. “La Repubblica” ha perso su settembre 2017 il 4,5 per cento, “La Stampa” il 2,6 per cento, “Il Secolo XIX” addirittura il 7,3 per cento, “L’Unione Sarda” il 4,4 per cento. Reggono il Corriere della Sera (primo con 298mila copie) e “Il Sole 24 Ore”, che si è ripreso dopo la crisi. Boom del quotidiano dei Vescovi “Avvenire” per l’attivismo di Papa Francesco. Forti le perdite della Gazzetta dello Sport, del Corriere dello Sport, di Tuttosport (a causa del crollo della Nazionale Azzurra). In calo anche “Il Messaggero”, “Il Gazzettino di Venezia”, “La Nazione” e “Il Giornale”.