Protesta animalista alla sfilata delle pellicce Marni

Protesta animalista alla sfilata delle pellicce Marni. Fischietti, mani insanguinate e cartelli su cui campeggiano i volti di due donne simbolo della moda che non indossa pellicce: Pamela Anderson e la compianta Marina Ripa di Meana.

Sono decine i volontari dell’associazione Animalisti italiani che hanno manifestato. Per Walter Caporale, presidente della onlus, si è trattato di “un’azione diretta nonviolenta, contro gli stilisti che propongono pellicce e si arricchiscono sul dolore di decine di migliaia di volpi, cani, gatti, visoni, ermellini, cincillà, conigli, agnelli. Siamo venuti a Milano per dire “sì” ad una moda senza crudeltà e “no” all'uso di pellicce di origine animale. Chiediamo agli stilisti italiani di proporre capi di abbigliamento naturali o sintetici, seguendo l’esempio degli stilisti che non utilizzano pellicce. Noi vogliamo che la moda italiana torni a splendere nel mondo e a creare posti di lavoro ed indotto economico, rispettando gli uomini, gli animali e l’ambiente”.

In Europa, sono numerosi i paesi che hanno deciso di vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia. La prospettiva è quella di restrizioni sempre maggiori. Un esempio? L’Olanda. Infatti, nonostante sia la terza nazione al mondo per produzione di pellicce di visone, ha deciso di fermare la produzione. Ma è stato solo l’inizio. In Italia gli allevamenti da pelliccia sono ormai solo una ventina, distribuiti in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Abruzzo.