Un corteggiatore insistente diventa stalker per la Cassazione

Le leggi folli producono giurisprudenza in proporzione. Adesso per la Cassazione un corteggiamento un po’ troppo insistente è da considerare come stalking. Almeno così dice la sentenza numero 104 dello scorso 1 dicembre.

Più precisamente, gli ermellini della quinta sezione della Cassazione, presidente Stefano Palla, sostengono che “ritenuta la ricostruzione degli avvenimenti effettuata dalla persona offesa pienamente attendibile, ha posto in evidenza con assoluta chiarezza il crescendo dei comportamenti invasivi della libertà personale e della sfera personale della parte offesa da parte dell’imputato, comportamenti via via sempre più ossessivi, tradottisi in appostamenti, pedinamenti, avvicinamenti anche fisici, apprezzamenti ecc.”.

Tutte “condotte che hanno determinato nella vittima uno stato di timore e di ansia, costringendola a modificare i proprio comportamenti (come cambiare l’orario di gioco al parco con i propri figli)”.

Così è stata confermata una condanna a sei mesi per stalking nei confronti di un uomo che invece nel proprio ricorso, peraltro rigettato, sosteneva invece che la cosa poteva ben inquadrarsi come “un corteggiamento non corrisposto, ma sicuramente non tale da determinare nella parte offesa uno stato di ansia e una modifica delle proprie abitudini di vita”.

Tutto ciò è avvenuto in quel di Cagliari. I corteggiatori molesti sono dunque avvisati: in questa atmosfera di caccia alle streghe – di cui ha fatto le spese anche chi come Catherine Deneuve o Brigitte Bardot ha avuto solo il torto di sottolinearne gli aspetti grotteschi – tutto può succedere. D’ora in poi i corteggiamenti si faranno con richieste via Pec. Con ricevuta di consenso e di ritorno.