Guerra tra poveri per la ex fissa

Non c’è niente da fare. Quando mancano i soldi saltano tutti i più elementari meccanismi di solidarietà anche all’interno delle categorie lavorative un tempo più blasonate.

E’ il caso – ad esempio - di quella dei giornalisti e delle interminabili battaglie per il riconoscimento e, soprattutto, l’effettivo pagamento della cosiddetta “ex fissa”.

Un antipasto di quel che già succede, e un domani potrebbe essere la regola, nelle aule della giustizia civile o del lavoro lo descrive in un post sul sito della corrente sindacale “Senza bavaglio”, l’avvocato Sabina Mantovani.

Che racconta quella che a lei sembra un esperienza paradossale: “Vi voglio aggiornare sul misterioso caso della ex fissa. Venerdì scorso mi sono recata a Roma per discutere davanti ad un giudice se il nostro pensionato abbia o meno diritto a ricevere la ex fissa.”

Poi l’affondo: “..la situazione si mostrava kafkiana. Il legale dell’INPGI snocciolava le sentenze favorevoli all’Istituto, sottolineando ancora una volta che l’Inpgi proprio non c’entrava nulla, mentre il legale dell’azienda datrice di lavoro, anche lui del tutto estraneo alla vicenda, chiedeva addirittura la condanna alle spese di lite del pensionato, per aver avuto l’ardire di chiamarlo in giudizio”.

Infine la polemica con il sindacato dei giornalisti: “Ma la figura che mi ha lascito più incredula è stato il legale del Sindacato. Si, sempre lei, la famosa FNSI che chiaramente, come spesso accade si è costituita contro il nostro pensionato. Ricordo a me stessa che è di poco tempo fa la dichiarazione del Presidente Lorusso “Forniremo assistenza legale ai pensionati che volessero rivolgersi ai Tribunali, per chiedere il pagamento della ex fissa”. Da ridere per non piangere.”

Va detto che questa situazione è solo apparentemente paradossale: questo fondo previsto da ultimo anche nel contratto firmato nel 2014 è chiaramente incapiente. Ha in cassa meno di dieci milioni di euro a fronte di domande per oltre 60.

Nel sito dell’Inpgi si legge che la ex fissa “è un trattamento previdenziale integrativo alimentato da uno specifico contributo a carico degli editori, secondo le condizioni previste nell’ultimo accordo sottoscritto il 24 giugno 2014 tra la Fieg e la Fnsi, e nella successiva Convenzione del 31 luglio 2014, entrata in vigore dal 1° agosto 2014. Il ruolo dell’INPGI è quello di gestire per conto terzi il Fondo che ha una propria contabilità separata.”

Il problema è che in questa gestione separata non ci sono abbastanza soldi per pagare tutti gli aventi diritto. Cui l’Inpgi ha prospettato due soluzioni alternative: accontentarsi del 55 per cento in una soluzione unica – ma sempre da liquidare  in almeno tre  rate – oppure continuare a essere pagati con una rata annuale se si “pretende” tutto quanto il dovuto.

Il problema è che il pagamento inizia con l’andata in pensione del singolo. E se si opta per la rata annuale la questione è a rischio di passare ad eventuali eredi.

Che non potranno stupirsi, se dovessero adire le vie legali, di trovarsi come contro parte il sindacato oltre che l’Inpgi stessa. Anche perché nel cda dell’Inpgi il sindacato siede da sempre e con questi chiari di luna i problemi di bilancio prevalgono alla grande sulla solidarietà di corporazione.