Un decalogo per salvare l’Europa e i suoi valori

Un decalogo per proporre in modo sintetico e volutamente provocatorio un elenco di azioni e di principi irrinunciabili a salvaguardia di valori e identità della cultura occidentale europea, minacciati dai flussi migratori, che sembrano ormai inarrestabili e senza alcuna regolamentazione.

Su iniziativa de “L’Opinione”, in una sala del Senato in Piazza Capranica, intellettuali e politici si sono alternati nel corso di un dibattito pubblico, sotto la guida di Arturo Diaconale, direttore del quotidiano liberale, che ha letto il decalogo di Roma e lo ha proposto al confronto degli ospiti. Va ricordato che l’iniziativa parte da lontano e va ben oltre i confini nazionali, legando soprattutto il nostro Paese e la Francia, tra i fondatori dell’Europa. Infatti, ad ottobre, alcuni intellettuali che orbitano nell’area centrista in Italia e Francia hanno promosso un appello sull’impatto che i flussi migratori indiscriminati possano avere sull’Europa. L’appello è stato pubblicato dal Foglio in Italia e da “L’Opinion” in Francia.

A seguito di questa iniziativa alcuni dei promotori francesi hanno voluto ritrovarsi in un incontro pubblico per approfondire il tema, nel corso di una tavola rotonda promossa dall’Institut Prospective et Sécurité en Europe il 5 dicembre dello scorso anno presso la sede della Commissione europea.

Ma non sono mancate ulteriori iniziative, indipendenti una dall’altra ma che pongono gli stessi interrogativi, a cui si cerca di dare risposte prima che la situazione risulti ingovernabile:  la tribuna sul Figaro il 17.11.17 dell’intellettuale Chantale Delsol; la “Déclaration de Paris, la pubblicazione  del rapporto “Les modèles d’intégration en Europe” da parte della Fondazione Robert Schuman; la presa di posizione dell’intellettuale e ex ministro Luc Ferry su BFM TV relativa al mondo islamico; le riflessioni del mensile “L’Incorrect” e del suo direttore Jacques de Guillebon.

Il confronto non poteva non avere ulteriore riscontro in Italia, Paese chiave per la regolazione dei flussi migratori, oltre che per gli interventi di primo soccorso. E non poteva non toccare Roma che, per la sua vocazione storico-culturale, politica e religiosa, è il luogo ideale per dare seguito a una riflessione sul futuro dell’Occidente.​

L’evento del 2 febbraio, suddiviso in due sessioni, una di riflessione culturale e una più legata alle risposte politiche al tema dell’immigrazione ha visto alternarsi al microfono esperti della materia, intellettuali e politici.   

Monsignor Silvano Maria Tomasi, segretario delegato del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, ha ricordato che “tutti hanno il diritto di vivere bene nei Paesi di origine: proprio per questa ragione si ha bisogno di politiche coordinate che facilitino lo sviluppo nei Paesi più bisognosi e rendano inutili le migrazioni, ricordando un’affermazione di Leone XIII per il quale “nessuno emigrerebbe se stesse bene a casa propria”.

L’esponente vaticano ha ricordato il contributo reale che gli immigrati danno al nostro Paese: nel mercato del lavoro, nell’iniziativa economica (perché aprendo attività creano occasioni di lavoro anche per altri) o quando pagano le tasse e riescono a coprire le spese dell’immigrazione.  Sul futuro, Monsignor Tomasi si è detto convinto che “le migrazioni continueranno, perché lo squilibrio tra Paesi ricchi e Paesi poveri è tale che ci sarà sempre flusso di migranti. Ed è per questo che bisogna avviare gestioni intelligenti del fenomeno”.

Inoltre, la diversificazione farà pensare e riflettere su quale sarà la nostra identità. Spesso ci chiediamo se i nuovi arrivati cambiano l’identità dell’Italia o introducono identità nuove. “Noi siamo convinti - ha concluso Monsignor Tomasi - che il riconoscimento di valori indissolubili riuscirà a rendere la convivenza possibile e permetterà di non arrivare a conflitti. In questo modo si potrà pensare al fenomeno migratorio non più come uno spauracchio ma come occasione d’incontro per creare positività”.

Nel suo intervento Gian Carlo Blangiardo, ordinario Università la Bicocca Milano, ha ricordato che tanti sono immigrati regolari, tanti altri si nascondono e alcuni sono nati qui ma non sono iscritti all’anagrafe.

L’immigrazione è un fenomeno importante sul piano demografico: si tratta di una popolazione giovane che arriva in un Paese vecchio e qualunque iniezione di gioventù è ben accetta. Ma non bisogna pensare a questo come una soluzione al calo della natalità: sappiamo infatti che l’Italia è uno fra i Paesi con la più bassa natalità, nonostante gli stranieri nati in Italia. Certo il loro arrivo è una boccata di ossigeno contro l’invecchiamento della popolazione. L’immigrazione - ha proseguito lo studioso - è un fenomeno importante sul piano economico: contribuisce alla creazione di economia. Oggi chi arriva è in grado di lavorare risolvendo, in parte, il problema pensionistico attuale ma in futuro anche loro avranno bisogno della pensione.  Ci sono due fronti su cui lavorare – ha concluso Blangiardo  –: aprire all’accoglienza, evitando però di che la gente scappi dalla realtà in cui vive, dai loro Paesi d’origine; inoltre è necessario che chi arriva sia consapevole e accetti i nostri valori e le nostre tradizioni, ovviamente nel rispetto della loro cultura e diversità”.

Dopo i due interventi introduttivi, Diaconale ha voluto rileggere il Decalogo di Roma (allegato), che contiene ricette molto nette in materia di istruzione, integrazione, diritto al lavoro, reciprocità negli obblighi di riconoscimento della cultura e della religione di chi accoglie e di chi viene accolto. E il dibattito si è fatto molto vivace.

Molto critico sulla posizione della chiesa sull’immigrazione l’intervento di Laurent Dandrieu, scrittore, caporedattore del settimanale francese “Valeurs actuelles”, il quale ha criticato Papa Francesco, che a suo dire guarda al fenomeno dell’immigrazione come una sfida per crescere e non come un possibile pericolo. Anche se nel 2015 ha riconosciuto che la migrazione può, a volte, portare terroristi nel nostro Paese, il Papa sostiene fermamente che, in ogni caso, lo straniero va accolto e accettato perché questo insegna la Bibbia. Papa Francesco ha sottolineato inoltre che la migrazione non si può confinare in ghetti o in gruppi di persone che non hanno contatti al di fuori della propria cerchia di conoscenti. 

“Ma il vero rischio - sottolinea Dandrieu - è che se le popolazioni europee fossero in minoranza rispetto ai migranti sarebbe impossibile poter parlare di integrazione, come dimostrano i tanti i casi di intolleranza antisemita e verso la libertà delle donne recentemente verificatisi in Francia. In questa situazione preoccupante, dalla Chiesa - ha concluso Dandrieu - ci si aspetterebbe un atteggiamento protettivo nei confronti dei cittadini europei; ma invece colpevolizzando chi si dice preoccupato del fenomeno, e addirittura accusandolo di razzismo, la Chiesa mette i fedeli davanti a un bivio: fedeltà verso la propria patria o fedeltà verso la propria fede”.

Al decalogo è venuto il sostegno del centrodestra, rappresentato da Maurizio Gasparri, vice presidente del Gruppo Forza Italia al Senato, che ha affermato di “condividere fortemente il documento che viene presentato oggi” e ha sottolineato la necessità di agire”.

Per Maurizio Gasparri una politica attiva e democratica rispetta i diritti del popolo e accoglie senza indugi i rifugiati di guerra; ma “se i 5 miliardi per il sostegno e l’accoglienza dei migranti fossero stati investiti metà in accoglienza e metà per l’aiuto a casa loro il fenomeno si sarebbe potuto arginare”.

L’esponente di FI ha ricordato che “in Italia il 50% dei reati sono compiuti da stranieri, e questo va detto con cautela altrimenti si rischia di passare per razzisti. Io - ha concluso Gasparri - dico no al razzismo, sì alla tolleranza, si alla convivenza con tutti ma non voglio la scomparsa della popolazione italiana”.

Di altro tenore l’intervento dell’esponente del Partito Democratico Luciano Nobili, che ha ricordato il ruolo dell’Italia, in prima linea nel salvataggio di vite umane e nel cambiamento della gestione delle regole in mare e delle regole sugli interventi delle Ong, ma ha ammesso che non basta tutto questo per arrestare il fenomeno. Di sicuro non si può trasformare l’Europa in una fortezza arroccata, ma questo non significa lasciarsi attraversare da qualsiasi cosa, anche se bisogna tenere in considerazione i flussi nati dalla globalizzazione. Altro capitolo da aprire è quello dell’integrazione: bisogna partire da un’apertura alla cittadinanza. Per questo c’è la nostra proposta, che conferma come l’Italia sia un Paese aperto e capace di accogliere. 

Per il Presidente della Stampa estera in Italia, Philip Willan, molte proposte del Decalogo sono ragionevoli e corrispondono ad esigenze reali ma non tutte sono attuabili nella realtà. Basta pensare alla costruzione di moschee e chiese per reciprocità. “Se qui si costruiscono moschee lì si dovrebbero costruire Chiese: ma sarà realmente così? E se così non fosse, come ci dovremmo comportare? Dovremmo chiudere i rapporti con i Paesi, come l’Arabia Saudita, che non accettano di costruire nel proprio territorio Chiese cristiane? È vero - ha proseguito Willan - che è importante salvaguardare principi e valori europei ma fra i diversi valori ci deve essere la tolleranza e il rifiuto della discriminazione. Sarebbe impensabile tenere fuori gli islamici lasciando entrare solo gli altri, o lasciare fuori tutti quanti a prescindere dalla provenienza”.

I valori di oggi pongono le basi proprio sulla possibilità di avere opinioni diverse e sulla possibilità di partecipare a dibattiti civili e democratici. L’Europa può proporre un insieme di opinioni, stili e modi di vita, equilibri civili e democratici, non un’unica idea. Tanti spunti, tante proposte e tante riflessioni, tutte svolte con tono pacato e senza indulgere a radicalismi di sorta. A dimostrazione che il tema è sentito e merita ulteriori approfondimenti. E proprio in questo senso il direttore de “L’Opinione”, Arturo Diaconale, ha concluso i lavori, dando appuntamento a tutti per nuove iniziative sul tema.