Chi dice donna

“Time’s Up”. Ovvero, l’Auschwitz per i molestatori sessuali.. Solo la Catherine Deneuve rimane una voce contro. Io sto dalla sua parte, senza riserve. E mi giustifico. Lo “charme” (bisex) è stata da sempre l’arma finale per fabbricare chiavi che aprono tutte le porte: quelle del potere e del piacere, in particolare. Con un’aggravante seria: il sacrificio del merito sull’altare dell’edonismo più spinto. Chi, uomo o donna, fa ricorso alla seduzione nei confronti del potente di turno (il produttore cinematografico, il politico, il grande manager, etc., coniugati sia al maschile che al femminile) ha molto spesso un obiettivo pratico di carriera da perseguire, fatta eccezione per i rarissimi casi di amore cieco. Cioè, non stiamo a raccontarcela con le proteste strumentali per molestie sessuali nel mondo dello spettacolo, in particolare, dove tutti sanno come l’offerta sessuale (per scambio di favori reciproci!) sia infinitamente superiore alla domanda effettiva. Il che è anche banale, se vogliamo: a decidere nel senso di “Tu sì; tu no” sono in pochissimi e spesso molto ricchi. Per cui, anche volendo farsi strada con l’arte della seduzione sessuale, i rivali in campo sono sempre moltissimi e tutti disposti a fare la tua stessa cosa pur di arrivare.

Rivoltiamo il mondo: diciamo che da oggi le parti da protagonista nel cinema, in tv, etc., siano assegnate esclusivamente in base a una selezione severissima i cui giudici vengano da Marte e siano incorruttibili. Anche abbinando se vogliamo bellezza e bravura. Perché no? In fondo, chi fa pagare il biglietto o vi mantiene con gli introiti pubblicitari ha ben diritto a vedere la sua scelta premiata dall’audience. Bene: se così fosse, quanti protagonisti ambosessi che oggi vantano straordinari successi personali, occupano le prime pagine delle riviste patinate e presidiano le passerelle mediatiche mondiali, sarebbero lì dove sono? Chi di loro accetterebbe di fare posto a perfetti sconosciuti? Non sono, forse, le amicizie e le conoscenze personali a fare premio su tutto? Ci si può chiedere se tutto ciò sia giusto o ingiusto. Ma è anche la lotteria della vita. Guardate noi: non siamo forse devastati dalla malattia italica della raccomandazione, del merito del compare, della protezione del clan, e così via cantando? Perfino negli impieghi pubblici riusciamo a fare la prodezza di beffare i più meritevoli e preparati.

Riflettiamo, in particolare, su che cosa si debba intendere per “corteggiamento” in questo devastante mainstream del “politically correct”, dove tutto, anche il minimo gesto, rischia di portarti in tribunale per presunte molestie. Ora, anche al più sprovveduto degli studenti di psicologia parrebbe ovvio che le mille e una sfumature e tecniche, che vengono messe individualmente in campo per la conquista dell’altro da te, sfuggano a qualsiasi tentativo di catalogazione dal punto di vista del Codice Penale. Tanto più che la componente sadomaso (non serve Freud né la psicoanalisi per questo) è davvero presente come il prezzemolo in tutti i momenti e gli incontri significativi della nostra vita. Tanto più che l’incertezza domina sul significato dell’etica in un mondo come questo devastato dal relativismo, dove ogni pensiero e comportamento, alla fin fine, ha diritto di cittadinanza. Noi maschi che dovremmo fare di fronte alle avance anche volgari di una prostituta? Denunciarla, o semplicemente sottrarsi più o meno garbatamente alle sue interessate cure? Concludo: quante attrici di successo di ieri e di oggi sarebbero nel loro Olimpo se non avessero disinvoltamente imboccato la scorciatoia, molto spesso cinica, della seduzione sessuale?