Riportare il buon senso, perché Pamela non muoia un’altra volta

La questione di Macerata conferma ancora una volta ciò che affermiamo da tempo: l’Italia non è una Nazione in cui si difende il buon senso, la nostra cultura, la sicurezza. È un Paese che va al contrario, su cui è necessario riportare la barra dritta. È di questi giorni un report delle forze dell’ordine sul proliferare della mafia nigeriana, a Roma come in Italia centrale.

Ci sono intere porzioni del territorio su cui media e opinion leader hanno voluto ficcare a forza la questione Mafia Capitale, in cui tra le strade regna invece un altro tipo di mafia, deprecabile, violenta e con il forte sospetto di coltivare terribili riti, dinamiche tremende.

Così, la sinistra accusa la destra di cavalcare lo sconvolgimento di un popolo di fronte alla violenza subita da una giovane ragazza romana a Macerata. Agli effetti ciò che ci sembra normale evidenziare è la sconvolgente assurdità di un fatto: una ragazza che ha subito un livello incredibile di violenza da parte di una comunità, quella nigeriana, che sembrerebbe da tempo libera di delinquere, composta in buona parte da immigrati che non dovrebbero neanche stare sul suolo italiano. E ci mancherebbe che qualche punto interrogativo, fermo, anche rabbioso, la politica non se lo ponesse: sono state trovate delle valigie con quel che rimane di un corpo straziato e fatto a pezzi.

Poi accade un altro fatto: il folle gesto di un estremista che decide di iniziare a sparare sulle comunità di immigrati di Macerata, altro fatto deprecabile ma, e voglio dirlo con fermezza, non tale da poter mettere nel dimenticatoio quanto accaduto a Pamela e alla sua famiglia, a Macerata e all’Italia intera.

Ecco allora che gli antifascisti di professione si organizzano, a quanto pare più per attaccare Matteo Salvini e Giorgia Meloni e per mettere in secondo piano la triste fine di Pamela, che non per sostenere delle idee. Manifestazioni che dalle Marche portano Macerata ad essere il campo simbolico di battaglia delle loro ideologie, di altra turpe violenza, con forze dell’ordine aggredite fino al carabiniere brutalmente pestato a Piacenza.

E allora, con lo stesso criterio di chi a sinistra urla alla xenofobia, potremmo benissimo dire che i mandanti di questo triste epilogo sono la sinistra, Laura Boldrini, Roberto Saviano e gli altri incitatori antifascisti. Invece, noi vogliamo andare oltre, chiedendo giustizia per Pamela, e lottando giorno dopo giorno affinché non ci siano altre Pamela, espellendo chi non ha diritto e dando vita a una vasta operazione tesa a sgominare la malavita nelle sue declinazioni, in particolare quella fatta da clandestini, che lo si voglia o no più facilmente debellabile.

Le parole di Marco Valerio Verni, nostro caro amico, zio di Pamela, e legale della famiglia Mastropietro che sta portando avanti un lavoro straordinario, sono state chiare: “Avremo due battaglie da sostenere, una nelle aule di Tribunale cui penseremo noi e la famiglia, un’altra invece nei palazzi delle Istituzioni, dove sarà necessario combattere per evitare che riaccadano fatti di questo genere”. Per questo è importante che la politica se ne occupi, perché è di sua competenza, e quindi è doveroso e utile all’obiettivo che la nostra classe dirigente se ne occupi, senza fascismi e antifascismi.

(*) Consigliere regionale del Lazio e membro dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia