Lettera di un agnostico ai religiosi del “Libro”

O illuminati da Dio, che per misericordia ha voluto rivelarsi a voi. O beati, giusti, credenti, che avete ricevuto la fede nell’Altissimo. O fortunati, che invocate l’Onnipotente nella sua e nella vostra lingua. O benedetti dal Signore, che è unico per ciascuno di voi. Se amate lo stesso Dio dell’amore, perché non esortate i vostri capi a convocare un congresso per concertare il meglio delle religioni dei vostri “Libri”? Se Dio vi ama e voi lo amate, non dovreste forse amarvi l’un l’altro? Abbandonate la presunzione che vi fa credere, contro ragione, che un Dio sia più Dio d’ogni altro Dio. Se Dio è tutto, nel creato c’è spazio per uno solo. Poiché per voi ogni vostro Dio è il tutto, Dio non può che essere unico, perché il tutto o è o non è. Voi siete a perfetta conoscenza che nel “Libro” di ciascun Dio la sostanza contraddice molto dell’accidente: fu distratto Dio o lo scrivano, l’annunciatore, il messaggero? Se il Papa, il Gran Muftì, il Rabbino Capo, la Guida Suprema si riunissero per deliberare in veste di giudici definitivi ed inappellabili ciò che accomuna le loro fedi, concluderebbero immancabilmente che i loro templi posseggono il medesimo sancta sanctorum. Il cuore umano che batte per Dio costituisce il comune antemurale del porto della salvezza, sicuro riparo dalle onde del male agitate da Satana.

Se Dio è il protettore dell’uomo, un altro Dio può farsene il persecutore? Il vostro sommo consesso raggiungerebbe subito l’unanimità sull’essenziale della vera unica fede, sfrondando i “Libri” dalla caducità delle glorie e delle infamie della storia, dall’orpello dei riti, dagli accidenti della naturale umanità. Se deponeste l’albagia, che vi fa considerare fondamentali le differenze mentre l’essenziale sembra apparirvi accessorio; se praticaste a fatti quell’umiltà che magnificate nelle implorazioni; se apriste ad ogni altro Dio l’anima che avete spalancata all’Eterno, trovereste umano il divino in voi e naturale considerare ogni fede. L’origine dei “Libri” e le tradizioni derivate non dovrebbero ostacolare il riconoscimento della semplice verità che, provenendo essi da Dio, sono il dono dello stesso unico Dio. Poteva il Misericordioso dettare all’essere umano tre “Libri” che si contrappongono anziché integrarsi; che si condannano l’un l’altro invece di accettarsi reciprocamente; che escludono la vicendevole sacralità? Se Dio ha parlato in tre lingue diverse, deve averlo fatto per farsi intendere da tre popoli diversi, non potendo, per la sua unicità, rivelarsi come alternativo.

La forma della Rivelazione non può smentire l’unità del Rivelato. La fede può contrastare la ragione che Dio vi ha elargito in quanto esseri umani? È la ragione che vi fa credenti. È la ragione che vi fa aver fede nell’unico e solo Creatore. È la ragione che vi conferisce l’essenza dell’umanità e la consapevolezza della fede. È la ragione, pertanto, che deve accomunarvi nell’unico vostro Dio. Non è Dio che vi ha diviso. Siete voi che (per fede!) lo avete diviso. Perché date tanta importanza alle forme di preghiera e considerate una profanazione pregare nel tempio altrui o edificarlo accanto al vostro? Forse Dio sta nelle cerimonie devozionali e negli edifici sacri? Se non ricavate alcun merito dall’aver ricevuto la vostra fede, perché considerate un demerito l’averne ricevuta un’altra? Perché biasimate, fino all’odiarlo, chi fa ciò che fate voi, e cioè contemplare Iddio, ma da un’altra angolatura?

Voi considerate infedele chi non crede nel vostro Dio. Però Dio vi considera tutti suoi fedeli allo stesso modo. Non dovreste fare altrettanto, essendo alla pari agli occhi del Padre? E se Dio dettasse un quarto “Libro”, che sostituisse i vostri, che fareste? Accusereste Dio stesso di blasfemia? La vostra gara ad essere primi ad ogni costo è la vera bestemmia, se per Domineddio sul traguardo tutti sono vincitori. Purgate i “Libri” da ciò che deve essere purgato perché in coscienza, nel profondo dell’animo vostro, soprattutto a voi deve apparire poco umano e meno divino. Rivolgendo la mente e il cuore solo al Signore, i credenti possono facilmente salire insieme, sotto braccio, la scala della fede. Scansarne anche i pioli scivolosi e malfermi sarebbe facile, guardando in alto all’unico Dio, piuttosto che in basso agli altri fedeli. Purtroppo il Male esiste. I “Libri” dovrebbero servire a contenerlo, se non scongiurarlo. Dio può aver mai dettato i “Libri” per aggiungere mali al Male? Se predicate la sacralità dei vostri “Libri”, perché ve ne servite per odiarvi e perseguitarvi? Perché li adottate come codici per condannare e li brandite come armi per giustiziare? Se il sommo Bene è nei “Libri”, non potete estrarne il Male, che non può consistere nel semplice disamore del “Libro” che invece voi adorate. Indifferenza, ignoranza, immodestia sono le tre nemiche dei fedeli del “Libro”. La prima fa disinteressare ognuno degli altri. La seconda impedisce la conoscenza reciproca. La terza li rende ostili tra loro, perché ciascuno identifica il supremo Bene nel suo Dio e il Male peggiore nel Dio dell’altro. Così stabilite un’assurda e pagana graduatoria della Divinità, come nel politeismo dove gli Dei non sono affatto uguali, in ogni senso. Per voi i “Libri” sono messi al mondo da Dio; per altri, dal Tempo. Ma il Tempo non è forse pur’esso del Signore? E nel vostro adorare e deificare un oggetto siete sicuri di non sfiorare il materialismo che aborrite? Vi ancorate alla Tradizione perché ancorata al “Libro” nell’intento di restare ancorati a Dio. Una catena che, invece di unirvi, vi divide più ancora dei “Libri” perché essa è frutto dell’azione umana dei fedeli, di tutti i fedeli: dei primi come degli ultimi.

Dovreste lasciare la tradizione nelle mani degli storici, non metterla nelle mani dei contemporanei affinché vi attingano come alla fonte attuale della fede. Se i vostri capi redigessero una silloge con i migliori precetti di ciascun “Libro” e la suggerissero ai fedeli come guida alla conoscenza, le distanze sarebbero accorciate senza cadere nel sincretismo. Il florilegio con la scelta delle opere e dei passi esemplari dei “Libri” sarebbe il più grande contributo pacificatore che potreste dare all’universalità dei fedeli, mostrando loro quanto li unisce nella diversità e quanto li differenzia nell’unità. Questa antologia, per il semplice fatto di mettere assieme, fisicamente, nello stesso volume, il meglio estratto dai “Libri”, mostrerebbe che la pacifica convivenza tra i fedeli non solo è un possibile bene concreto, ma anche un lodevole dovere morale perché la fede di tutti ha la stessa radice religiosa. L’autorità dei capi e il loro accordo sul libro siffatto ne avallerebbero la qualità, la bontà, l’utilità davanti ai fedeli, che ne sarebbero invogliati alla lettura e, c’è da crederlo, stimolati ad aprirsi verso gli altri fedeli. La fede, quando non è indotta dall’insegnamento in tenera età, dall’ambiente familiare, dalla cultura sociale, oppure determinata dalla folgorazione divina, dipende dalla lettura di testi che fanno germogliare nella mente i più disparati pensieri in ordine a Dio. Se questo vostro “Libro dei Libri” circolasse nelle case, nelle scuole e nelle biblioteche; se potesse essere letto non invece ma in aggiunta a ciascun “Libro”; se potesse essere considerato un complemento vitale della formazione personale, non toglierebbe nulla alla fede di chi crede. Instillerebbe e fortificherebbe in lui la virtù facendogli scorgere la luce anche nel buio, come l’animale notturno che vede nelle tenebre.

Sia, dunque, il libro una summa del bene sparso negli altri “Libri”. Lasci fuori qualunque precetto diverso dal legame di fede. Rivolga i comandamenti contro il Male. Ammaestri sulla sostanza, non sulla forma dell’umano vivere. Serva a farvi conoscere come Dio conosce voi. Ammorbidisca i cuori che la fede possa aver indurito. Un libro siffatto è oggi una possibilità; domani sarà una necessità. La globalizzazione porta la vita a convergere. E farà riflettere sulle specificità e gli arcaismi dei vostri “Libri”. Ciascuno di voi crede di avere dalla sua l’eternità, mentre l’eternità, se davvero appartenesse agli umani, sarebbe di tutti e di un Dio soltanto. Quindi due eternità non possono esistere. Senza accorgervene, state andando tutti nella stessa direzione. I vostri “Libri”, insieme, hanno tremila anni. Né più né meno dei politeismi e dei paganesimi passati. Iniziate, dunque, a compilare in amicizia il “Libro dei Libri”. Santificatelo come pegno comune di fede nell’umanità. Guardate avanti dove Dio indica, non indietro dove apparve.