Conti con il calcio in tv: troppi due abbonamenti

Due abbonamenti, più il canone tivù Rai per vedere il calcio diventa una spesa troppo alta. I tifosi del pallone cosa taglieranno a partire dalla prossima stagione che inizia il 19 agosto? Non è facile prendere una decisione. I nuovi accordi sui diritti televisivi stanno ridisegnando gli equilibri del pianeta calcio, diviso ormai su quattro gruppi editoriali: Sky, Rai, Mediaset, Dazn, la nuova piattaforma in streaming live on demand dell’inglese Perform che si è aggiudicata una parte del campionato di serie A. Mediaset, che ha appena chiuso le trasmissioni in esclusiva dei Mondiali di Russia con risultati eccezionali d’ascolto e di introiti pubblicitari, si è trovata ad affrontare subito la nuova realtà. Cologno Monzese non poteva restare senza calcio.

Sky all’asta della Legacalcio di giugno si era aggiudicata per 780 milioni a stagione per tre anni più altri 100 milioni legati al numero di abbonati, i due pacchetti principali che prevedono sette partite a giornata (le finestre del sabato alle ore 15 e 18, della domenica alle 15 per due gare, alle 18 e alle 20.30 e del lunedì alle 20.30). Alla Dazn erano andate le altre tre partite pagando 193,3 milioni per tre anni ed altri 50 milioni di Perform in base al fatturato (anticipo del sabato alle 20.30, la partita domenicale delle 12.30 e una delle ore 15, più tutte le partite del campionato di serie B in esclusiva. I vertici di Cologno Monzese hanno stretto i tempi e siglato un accordo con Dazn per consentire agli abbonati Premium di usufruire dei prodotti Dazn. Non è escluso che un accordo simile il vicepresidente Mediaset Pier Silvio Berlusconi possa sottoscriverlo anche con Sky. Per ora gli abbonati Premium potranno vedere le partite via web con un’applicazione attraverso la tv o gli altri device.

Qualche complicazione non manca. I Mondiali di calcio in Russia pur senza gli azzurri in campo hanno dimostrato di essere un investimento dai grandi numeri. Era sembrato un azzardo il pagamento da parte di Mediaset di 78 milioni per le 64 gare del torneo iridato. La Rai, pur di non sborsare questa cifra, si è trincerata dietro il fatto che mancando l’Italia si usciva dalla logica di servizio pubblico. Un errore clamoroso. Un boomerang. I conti non sono ancora fatti ma il successo di pubblico e di gradimento è stato centrato. Tra le prime dieci partite più viste della stagione ben sei sono quelle dei mondiali, con la finalissima Francia-Croazia che ha raggiunto11 milioni e 669 mila telespettatori per un 66,6 per cento di share, mai così alto dal 2016. Un po’ meno della finalissima Germania-Argentina del 2014 che su Rai 1 alle ore 20.30 attirò 13,9 milioni e fu vista da un miliardo di persone nel mondo e di Olanda-Spagna del 2010, quando i telespettatori furono 13,4 milioni. Le 64 partite distribuite sulle tre principali Reti Mediaset (Canale 5, Italia 1, Canale 20) sono state viste complessivamente da 285,8 milioni di spettatori con una media di 4 milioni e mezzo.

A livello economico, gli incassi per pubblicità hanno superato i 100 milioni, senza contare il trascinamento di trasmissioni come “ Balalaika” ed altre legate all’evento calcistico. Per la Fifa, che inaugurava il Var (ottimo il riconoscimento all’arbitro italiano Massimiliano Irrati), è stata un’edizione di ottimo livello, avendo superato i timori della vigilia per gli attentati terroristici. Le prime tre squadre al prestigio sul campo hanno aggiunto un concreto premio in denaro. La Francia mondiale vale 32,5 milioni di euro (per i giocatori circa 400mila euro a testa dopo il contributo per lo staff), la brillante e sorprendente Croazia ha incassato quasi 24 milioni di euro, circa 20,5 per i belgi, la cui Nazionale è stata tra le più viste del torneo.