Il terrorismo in Italia si è portato via lo stato di diritto

Quel che più fa ridere (ma anche arrabbiare), in giorni di tristi commemorazioni come il 2 agosto di ogni anno, è sentire dalle bocche dei politici che si sono susseguiti negli anni – e Alfonso Bonafede non ha fatto eccezione, anzi – l’assunto secondo il quale la lotta al terrorismo in Italia sarebbe stata svolta con metodi democratici e ortodossi senza che dopo rimanessero strascichi autoritari nelle leggi del nostro Paese.

Ebbene, sarebbe ora di infrangere anche questo tabù: la lotta al terrorismo in Italia ha avuto molti effetti collaterali. Leggi speciali, leggi sui pentiti in seguito estese anche alla mafia, compressioni dei diritti della difesa, carceri speciali, 41 bis e via dicendo. Praticamente uno degli effetti collaterali del terrorismo, e in seguito della mafia, e dei relativi metodi di contrasto a questi due fenomeni (e non solo a essi), è stato quello di portarsi via lo stato di diritto. Ne sanno qualcosa i Radicali transnazionali che già da una ventina di anni se non di più hanno denunciato il cosiddetto “caso Italia” in tutte le sedi internazionali. Ottenendo anche condanne a raffica contro il nostro Paese da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, o Cedu che dir si voglia. Inoltre, anche le carceri, appena umanizzate dalla riforma Gozzini del 1975, sono subito ricadute nel mortifero, plumbeo e sovraffollato assetto che tuttora le caratterizza. Altro che aver affrontato i fenomeni eversivi e mafiosi con la forza del solo diritto: se si fa un confronto tra Israele e l’Italia ad esempio, facendo la tara a un Paese tuttora in guerra contro terrorismi ben più devastanti delle Brigate rosse o dei Nar, non è difficile non vedere la differenza di tenuta democratica. L’Italia si è sbracata nel proprio stato di diritto approvando leggi speciali a non finire dalla Reale fino ai giorni nostri. Israele no.

Certo, Israele compie omicidi mirati e uccide i capi di Hamas coi droni e non manca di fare rappresaglie armate su Gaza ogni qual volta il lancio di missili kassam sulle città di confine supera il livello di guardia. Ma noi come ci saremmo comportati se da San Marino ipotetici terroristi avessero sparato missili kassam su Rimini, per fare un esempio paradossale? Probabilmente avremmo dichiarato lo stato di guerra che poi non sarebbe più stato revocato. Perché è questa la caratteristica dell’abbrutimento dello stato di diritto nostrano in seguito a emergenze, vere o presunte, di stampo eversivo o di criminalità organizzata: una legge speciale è per sempre. Come il diamante della pubblicità. E così, passata l’emergenza, resta la legge liberticida. Che, come nel caso del 41 bis – e su istigazione di quei magistrati di frontiera che accumulano sempre più peso nelle scelte politiche, spesso alimentando mediaticamente con dichiarazioni e apparizioni in tv la cosiddetta percezione del pericolo – viene “stabilizzata”.

Dalla metà degli anni ’70 a oggi la qualità democratica e liberale del nostro Paese è ormai a zero e anzi abbiamo i forcaioli al governo insieme ai nazionalisti che piacciono tanto a Vladimir Putin. Questa è l’eredità della stagione del terrorismo e delle lotte emergenziali che non sono mai cessate anche quando la lotta armata è andata in pensione. È bene sfatare quindi la menzogna della “tenuta democratica del Paese”, perché non c’è stata affatto. Ed è bene farlo oggi che è il giorno in cui si commemora uno dei peggiori, se non il peggiore, atto di terrorismo degli anni ’80. Parafrasando uno slogan para brigatista degli anni ’70 si potrebbe dire che “lo stato di diritto lo hanno abbattuto non solo cambiato”. E chi fa finta di niente è più falso di una cosiddetta fake news.