Mafia, due maxi operazioni in Sicilia

Sono state messe a segno due maxi operazioni in Sicilia contro la mafia. I Finanzieri dei Gruppi d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) e i Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros), nell’ambito delle indagini volte alla cattura della “Primula rossa” di Cosa nostra, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, latitante dall’estate del 1993, hanno confiscato un’altra delle casseforti a disposizione del capo mafia. I denari della cosca venivano riciclati e investiti nel turismo. Si tratta di un sequestro di beni per 60 milioni di euro. Il destinatario del provvedimento è il noto commercialista 53enne Giovanni Savalle, di Castelvetrano. Si tratta di un manager nella gestione di strutture ricettive. L’operazione è stata eseguita da Carabinieri e Finanzieri su disposizione del Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani e su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Savalle si è occupato di ambiti imprenditoriali diversi. Dall’agroalimentare alle costruzioni, dalle ceramiche all’abbigliamento. Ha costruito più di 1.500 appartamenti nella Sicilia occidentale e un villaggio turistico nell’isola di Favignana. Ha realizzato anche un resort a Mazara del Vallo, “I Giardini di Costanza”.

L’altra operazione di rilievo contro le cosche mafiose è stata denominata “Terzo livello”. È stata coordinata dalla Procura della Repubblica-Dda di Messina, diretta dal Procuratore capo Maurizio De Lucia, in sinergia con il Centro operativo di Catania, e il supporto dei Centri e sezioni di Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro ed Agrigento. Sono numerose le ordinanze cautelari emesse dal Gip presso il Tribunale di Messina nei confronti di esponenti di spicco della politica cittadina e della criminalità peloritana. Sono in atto numerosi sequestri rivolti a imprese e beni immobili, per un valore di diversi milioni di euro. Tra le persone coinvolte figura anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Messina Emilia Barrile, alla quale viene contestato il reato di associazione a delinquere. Le indagini della Dia hanno riguardato quattro anni di rapporti clientelari e affaristici nella gestione della cosa pubblica.