Dio salvi la sigaretta elettronica!

Che il fumo sia uno dei vizi in assoluto più dannosi per la salute dell’uomo è ormai da tempo una triste certezza: il fumo uccide, nel mondo, una persona ogni sei secondi ed è a tutti gli effetti un’epidemia fra le peggiori mai affrontate a livello globale. In Italia, sono tra i 70mila e gli 83mila i morti all’anno attribuibili al fumo, non soltanto per tumore al polmone. La sigaretta rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie ed è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. In questi anni, a livello sia nazionale che internazionale, si stanno sempre più sviluppando interventi di prevenzione e di cura per affrontare questa piaga in modo complessivo con strategie e risultati diversi da Paese a Paese. L’Inghilterra, ad esempio, ha assunto iniziative incisive nel campo della lotta contro il fumo. Secondo il rapporto “Statistics on smoking” pubblicato dal National Health System lo scorso luglio, https://digital.nhs.uk/data-and-information/publications/statistical/statistics-on-smoking/statistics-on-smoking-england-2018, in Gran Bretagna i fumatori sono scesi dai 7,7 milioni del 2011 ai 6,1 milioni del 2017, con una conseguente diminuzione di circa il 7 per cento delle  morti fumo-correlate.

Questi dati, apparentemente confortanti, sono stati accolti come un successo dalle autorità sanitarie inglesi, poiché darebbero ragione ad una precisa politica antifumo messa in atto da alcuni anni: puntare con decisione all’uso della sigaretta elettronica come alternativa a quella tradizionale, sostenendola e promuovendola attivamente, al punto di consentire ai medici di base di prescriverla come strumento per i tabagisti che abbiano deciso di smettere di fumare. In particolare, la Commissione parlamentare su Scienza e Tecnologia ha pubblicato il 17 agosto scorso un rapporto sulla sigaretta elettronica https://www.parliament.uk/business/committees/committees-a-z/commons-select/science-and-technology-committee/news-parliament-2017/e-cigarettes-report-publication-17-19/  nel quale si sostiene che essa sarebbe al 95 per cento meno dannosa, e che, anche se si renderanno necessarie in futuro delle ricerche sugli eventuali danni a lungo termine del vapore, è sicuramente preferibile ai rischi conclamati e universalmente riconosciuti della sigaretta convenzionale. Non solo: la Commissione chiede che il governo consideri l’opportunità di rivedere, in modo meno restrittivo, le norme che riguardano l’uso delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto e che venga consentita una maggiore libertà nel pubblicizzare e promuovere l’uso di questi prodotti.

Naturalmente, data la natura controversa dell’argomento, non sono mancate critiche a questo rapporto: in particolar modo, i suoi detrattori sostengono non solo che sia assolutamente troppo presto sostenere queste posizioni in mancanza di risultati approvati e condivisi sui mancati danni causati dalla “e-sig”, ma che le conclusioni siano anche “influenzate” da interessi di settore e che la sigaretta elettronica verrebbe utilizzata dalle multinazionali del tabacco come un “cavallo di Troia” per normalizzare l’abitudine di fumare, soprattutto tra i giovani. Sarà il tempo a dimostrare da che parte sia la ragione. Ma, indubbiamente, spegnere definitivamente e senza scuse la bionda resta il modo più sicuro per mettere al riparo la nostra salute e quella di chi ci circonda.