Scuola: smartphone? no grazie

In Francia, circa 12 milioni di studenti sono rientrati a scuola dopo la pausa estiva e hanno trovato ad attenderli una nuova disposizione votata quasi all’unanimità dal Parlamento d’Oltralpe a giugno scorso e cioè il divieto di portare tra i banchi il tanto amato smartphone.

A partire da questo anno scolastico, i ragazzi non potranno più utilizzare i loro cellulari e i loro tablet, né all’interno degli istituti di istruzione ne’ nelle aree esterne dove vengono svolte attività scolastiche. Possono fare eccezione alla legge solo gli insegnanti che sono autorizzati a fare uso dei dispositivi per scopi didattici ed i portatori di handicap. Le finalità di questa decisione sono essenzialmente due: limitare gli episodi di bullismo e cyberbullismo legati all’utilizzo della rete e recuperare il dialogo ed il confronto fra gli studenti, cercando di limitarne l’isolamento.

Simile l’atteggiamento di Gran Bretagna, dove quasi la totalità delle scuole non utilizza i device in classe, e anche degli Usa, dove prevale il divieto, anche se molto dibattuto.

Ma quali sono invece a questo proposito le regole che dovranno seguire gli studenti italiani che rientreranno a scuola tra pochi giorni? Una direttiva ministeriale del marzo 2007 aveva tentato un cammino simile: l’onorevole Giuseppe Fioroni, ministro dell’Istruzione del Governo Prodi, aveva stabilito che i cellulari dovessero rimanere rigorosamente spenti durante le ore di lezione e che ai trasgressori sarebbero stati sequestrati i telefonini e, se necessario, comminate sanzioni disciplinari. Ma, cambiato il ministro, sono cambiate nuovamente le regole.

Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione del Governo Gentiloni ha ritenuto troppo drastico il divieto optando invece per un “utilizzo responsabile” del cellulare a scuola. A questo scopo, a gennaio 2018, ha fornito un decalogo, un “documento di supporto alle scuole”, appositamente redatto da un team di esperti fra filosofi, docenti, pedagogisti ed esperti di comunicazione che dovrebbe regolamentare l’utilizzo dei dispositivi, indirizzandone l’impiego per soli scopi didattici e disciplinari. Resta dunque la regola base che i cellulari debbano essere tenuti spenti, ma il docente può decidere come e quando farli riaccendere, con “l’obiettivo non tanto di promuovere l’insegnamento attraverso l’utilizzo dei dispositivi mobili, ma favorire l’acquisizione di strumenti culturali e pedagogici per insegnare agli adolescenti di oggi che usano quotidianamente i device”.

In realtà questo decalogo sembra servire in realtà a sanare un vuoto che è ben visibile da anni nella quotidianità delle scuole italiane; basti pensare che secondo un sondaggio di Skuola.net, all’indomani dell’apertura ai cellulari nelle scuole, più di metà degli studenti diceva di usare già il telefonino in aula per scopi personali, per chattare con gli amici, per consultare i social network, per fare ricerche, per svolgere compiti in classe o semplicemente per giocare.

Resta da vedere ora quale linea intenderà seguire il nuovo ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che ha però già dichiarato che “sicuramente quella francese è un’opportunità per riflettere ancora di più sull’uso consapevole dei telefonini in classe, quindi ben venga”.

Gli studenti, e non solo, leggeranno gli sviluppi: ovviamente sullo smartphone!