La 194 e l’assenza dello Stato di diritto laico

Papa Francesco, nel corso dell’udienza generale dello scorso 10 ottobre, ha ribadito il precetto della Chiesa Cattolica per cui la vita, anche e soprattutto quella che deve ancora nascere, è sacra. Le sue parole sono del tutto coerenti con il ruolo che ricopre perciò non sorprende sentire parlare dell’interruzione di gravidanza in questi termini: “Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare?. Ogni bambino malato è un dono. La violenza e il rifiuto della vita nascono in fondo dalla paura. L’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo”.

E continua: “Io vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? È come affittare un sicario”.
Quello che semmai sorprende è la scelta consapevole dell’utilizzo delle parole che il Santo Padre decide di pronunciare: praticare “l’aborto è come affittare un sicario per risolvere il problema”. Perché se è vero che nessuno vuole modificare i precetti di una religione secolare è anche vero che in uno stato di diritto (almeno in teoria laico) nessuno, Pontefice incluso, può accusare un professionista che svolge il proprio lavoro nel pieno rispetto della legge di essere un sicario.

Il dottor Michele Mariano, unico ginecologo non obiettore di coscienza in Molise, intervistato dal quotidiano “Repubblica” non ha dubbi e replica allo stesso Papa Francesco: “Un sicario? Ma che offesa. Io sono un medico che applica una legge dello Stato. E allora chi sarebbe il mandante, lo Stato stesso? Sarei un assassino se le donne le lasciassi morire di aborto clandestino, come avveniva prima della 194”.
E ribadisce ciò che dovrebbe essere chiaro allo stesso Papa, “anche se il pensiero della Chiesa sull’aborto è chiaro da sempre. Ma usare il termine ‘sicario’ e ritenere quindi le donne che abortiscono delle ‘assassine’ è offensivo. Credete che le donne si divertano a sottoporsi a una interruzione di gravidanza? No, non quelle che arrivano da me”.

Il dottor Mariano continua e si ritrova in un terribile paradosso perché vorrebbe poter dire a Papa Francesco di “non giudicare ma di avere compassione. Sa quante donne cattoliche arrivano nel mio reparto? Tante. Ed entrano in sala operatoria facendosi il segno della croce”.

Forse auspica la stessa comprensione di cui lui per fortuna è circondato: “Sono circondato da tre donne meravigliose, mia moglie e le mie due figlie che condividono la mia scelta. Sono la mia riserva di felicità”.
Fortuna affatto scontata, né tantomeno garantita dalla presenza femminile di familiari.
Pochi giorni fa infatti a Verona è stata approvata la mozione che designa la città “a favore della vita” e che finanzia associazioni cattoliche che hanno l’obiettivo di promuovere iniziative contro l’aborto. Mozione che a trovato anche il favore della capogruppo del Pd Carla Padovani che ha dichiarato: “La vita è valore universale e non di partito. Ho votato secondo coscienza. Sulla legge 194 non mi sembra che il Pd abbia una linea chiara. Non mi aspettavo tutte queste polemiche”.

Nessuno può sindacare sulle scelte personali, ma uno Stato laico e di diritto dovrebbe garantire l’applicazione della legge: che esiste, è chiara ed è la n.194. Perché violenza è anche non consentire ad ogni essere umano di prendere una libera decisione, inclusa quella di interrompere la gravidanza. L’accoglienza dell’altro, infatti, inizia nel momento in cui si accettano le diversità di opinione e si imparano a rispettare reciprocamente senza pretendere di imporre la propria visione e senza doverla subire. Le leggi, in teoria, servono per questo.