Confiscati 516 milioni a ex patron del porto di Ostia

Auto, moto, ville, terreni, centinaia di appartamenti e negozi, posti barca, conti correnti e stabilimenti balneari. Ammonta a 516 milioni di euro la confisca nei confronti di Mauro Balini, l’ex presidente del porto turistico di Ostia arrestato nel 2015 con l’accusa di essere il dominus di un’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta e al riciclaggio. Nelle indagini, inoltre, sono stati messi in luce i rapporti del patron con le famiglie Spada e Fasciani, i due principali clan criminali del litorale romano. La confisca è stata eseguita oggi dai militari della Guardia di Finanza nei confronti di Balini, personaggio molto in vista sul litorale romano con rapporti molto stretti con i balneari di Ostia. Per anni ha dichiarato guadagni di poche decine di migliaia di euro, nonostante il suo tenore di vita fosse decisamente superiore ai presunti “guadagni” annuali.

L’operazione “Ultima spiaggia” ha consentito proprio di documentare l’ingente patrimonio a disposizione dell’imprenditore in mancanza di fonti di reddito. Gran parte delle società, nonché negozi e abitazioni erano intestate fittiziamente a prestanome o a componenti del nucleo familiare. Confiscati, oltre a quote societarie, capitale e intero compendio di 15 società operanti nel settore immobiliare, nella ristorazione e nella gestione di stabilimenti balneari, anche due noti lidi del litorale: l’Hakuna Matata e il Plinius. Il primo era stato affidato a prezzi stracciati da Balini, attraverso una società assegnataria della concessione, a Cleto Di Maria, narcotrafficante di elevato spessore criminale che, per conto dello stesso Balini, gestiva anche i servizi di vigilanza e sicurezza all’interno del porto turistico. Le Fiamme gialle hanno anche accertato i legami tra l’imprenditore e i clan Fasciani e Spada.

Era stato lui stesso, come hanno confermato le indagini, a prendersi cura della famiglia di un pregiudicato locale, Roberto Giordani detto “Cappottone”, durante la sua detenzione in carcere in seguito al tentato omicidio di Vito Triassi. Secondo quanto emerso dagli investigatori, Balini sosteneva la moglie di “Coppottone” con una quota di 5mila euro al mese. Ma non solo. In passato l’imprenditore aveva affidato a titolo gratuito a una cooperativa riconducibile a Roberto Pergola, personaggio legato al clan Spada, la gestione del parcheggio del porto.