Corte Strasburgo, legittimo “videospiare” i dipendenti

Spiare i propri dipendenti con telecamere nascoste, installate a loro insaputa: da ora si può. Almeno nel caso in cui sia l’unico modo, per il datore di lavoro, per scoprire i responsabili dei furti che sta subendo e che gli stanno causando danni ingenti. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza definitiva che riguarda la Spagna ma è destinata a fare giurisprudenza sulla materia per tutti i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, Italia compresa.

La vicenda era iniziata nel 2009 quando un manager di un supermercato spagnolo situato in provincia di Barcellona si era accorto che i livelli delle scorte in magazzino e quelli del venduto giornaliero non corrispondevano e che in pochi mesi aveva perso circa 82mila euro. Per scoprire i colpevoli aveva allora fatto installare delle telecamere visibili alle uscite del supermercato e alcune nascoste puntate sulle casse. I dipendenti filmati a rubare per loro stessi o per altri erano stati quindi licenziati, ma avevano fatto causa affermando che con le telecamere nascoste era stata violata la loro privacy. I tribunali spagnoli gli avevano dato torto, ma in primo grado la Corte di Strasburgo, un anno fa, gli aveva invece dato ragione. È stato a questo punto della vicenda giudiziaria che il governo spagnolo ha deciso di intervenire presentando il ricorso su cui si è ora pronunciata la Grande Camera con una sentenza inappellabile che ha ribaltato il giudizio emesso in primo grado. Nella nuova decisione dei giudici basati a Strasburgo si riconosce che, date tutte le circostanze specifiche del caso, non vi è stata alcuna violazione dei diritti dei lavoratori. Secondo i magistrati, l’installazione di telecamere nascoste, senza preavviso ai dipendenti, è da ritenersi giustificata dai sospetti ben fondati e dalle perdite subite. Inoltre, hanno rilevato ancora i giudici, la videosorveglianza è durata solo dieci giorni, le telecamere erano puntate su un punto specifico “nella zona aperta al pubblico”, i filmati sono stati visionati solo da un ristretto numero di persone e il loro utilizzo era legato a uno scopo ben determinato.

Per il Garante della privacy, Antonello Soro, “la sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo. L’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro - osserva Soro - è stata infatti ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti come i fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale e un’area area oggetto di ripresa alquanto circoscritta. La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio - spiega ancora il garante - a fronte di gravi illeciti e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria. Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui funzione sociale si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.