Covid-19: il fallimento degli 007 e la falla della app traccia percorsi

Il Governo sta cercando una app che tracci gli spostamenti delle persone: un aiuto ad arginare il diffondersi del contagio dal virus. In Corea del Sud sembra abbia funzionato – scrivono sui giornali e lo dicono i politici – e quindi che vinca la vita contro la privacy! Ho però una domanda: come si traccia lo spostamento di una persona se lascia il cellulare a casa? Di sicuro la maggior parte delle persone porta sempre con sé il cellulare ma la maggior parte delle persone se ne sta in casa. Mentre gli evasori sanitari che ne inventano di ogni pur di uscire da casa probabilmente non saranno meno machiavellici nel portare con loro quello spione figlio di una grandissima Sim.

Lo Stato in veste di agente con licenza di uccidere (la privacy) rischia di fare un flop e più che un James Bond di diventare uno zerozerosettete: “Cuccù: in casa non c’è più! Abbiamo trovato solo il suo cellulare”. Basterà, dunque, togliere la pochette, indossare lo smoking e usare il nuovo gadget di Q – la app acchiappa evasori sanitari – per dare un colpo al virus? Mentre faranno gli zerozerosettete, gli autori dei decreti potrebbero anche spiegarci come mai i nostri veri (!) 007, analisti, esperti di intelligence (presenti a iosa a convegni, corsi universitari, master, fondazioni, osservatori) non sono stati in grado di prevedere, almeno sentire l’odore, dell’arrivo e delle potenzialità di questo nemico invisibile. Non avevano nessuna informazione sullo scoppio di questa guerra che già stava mietendo vite nella vicina Cina?

Non c’erano informazioni da fornire per evitare la molteplicità delle interpretazioni sul pericolo Covid-19 in un’Italia dove c’era chi consigliava di andare a mangiare nei ristoranti cinesi, di uscire, chi parlava di semplice influenza poi diventata epidemia e ora pandemia? Nessuna informazione a chi stava prendendo sottogamba l’imminente scoppio di questa guerra? No. Nessuna informazione. Poche, insufficienti e confuse. Eppure, i nostri 007 sembra non siano lasciati senza mezzi, lo leggo sul sito web www.truenumbers.it: “dai documenti della Ragioneria dello Stato che descrivono le previsioni di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato si scopre che per il 2019 sono stati stanziati almeno 740.252.211 euro per il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. E si prevede che la spesa aumenterà: per il 2020 sono stati stanziati 791.100.000 euro. E continuerà a crescere, tanto che il governo ha previsto una spesa di 802.100.000 nel 2021”.

I mezzi sono stati forniti. Soldi ben investiti se portano risultati. Certo, chissà quante operazioni stealth si svolgono molto importanti e molto costose. Ma oggi dovevamo sapere. Almeno intuire. Anche il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha fatto sapere che qualcosa non va nel mondo dell’intelligence. Di ieri la notizia della riunione del comitato che ha ammonito il premier Giuseppe Conte “in un particolare momento critico” a ricevere subito “i costanti flussi informativi” di Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) e Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna). Quelli che hanno almeno. Il peso decisivo assunto dalle informazioni è essenziale in ogni processo decisionale perché la conoscenza è l’arma decisiva per vincere una guerra. Stiamo pagando l’assenza di informazioni che – oltre all’assenza di una meno repentina cabina di comando e alla scomparsa di un Parlamento (#restateinCamera!) – ha causato in buona parte la conseguente impreparazione a combattere la guerra contro il virus con trincee improvvisate. I nostri servizi più che segreti sono stati inesistenti.