Aggressioni ai medici e procedura d’ufficio delle Asl, alla Camera se ne infischiano

Una breve chiacchierata a 360 gradi con Luciano Cifaldi, direttore di struttura complessa di oncologia medica e segretario della Cisl Medici Lazio.

La Camera dei deputati ha eliminato l’obbligo della procedura d’ufficio da parte delle Asl e delle aziende ospedaliere nei processi che coinvolgono i medici e gli altri operatori sanitari vittime d’aggressione.

La Cisl Medici, in particolare qui nel Lazio, si era molto spesa perché ci fosse l’obbligo da parte delle aziende di costituirsi parte civile nei confronti degli aggressori. La nostra è stata una campagna mediatica importante. Il decreto legge dà ampie garanzie su altri punti ed è sicuramente un passo in avanti. Peccato però, è una occasione persa che avrebbe fatto sentire il management aziendale più vicino ai lavoratori ben al di là della solidarietà verbale fatta spesso di frasi di circostanza. Dovrà essere il lavoratore a denunciare e a spendere soldi per intraprendere l’eventuale percorso giudiziario: i dipendenti dovranno difendersi da soli. Peccato davvero anche perché l’Aula parlamentare era ben consapevole che solo poche ore prima un medico del Pronto Soccorso era stato aggredito in Calabria a dimostrazione che siamo ritornati nella fase precedente l’emergenza Covid-19 in quanto a comportamenti violenti contro i camici bianchi.

Amara considerazione per una categoria di “eroi”.

Non mi sono mai sentito a mio agio nel leggere come eravamo definiti nelle prime settimane della pandemia. Anzi ho avuto modo di ripetere più volte che i medici non vogliono essere considerati eroi e non vogliono morire da martiri. Vogliono continuare a fare in pieno il proprio dovere anche quando sarà finita questa emergenza pandemica. Però chiediamo un rispetto che vada al di là della componente emotiva di questo periodo. E poi guardi che a questa storia degli “eroi” è collegata anche la sceneggiata del riconoscimento per l’eccezionale attività svolta dagli operatori del servizio sanitario, con l’enorme battage pubblicitario che è stato fatto su questo argomento. A leggere i giornali e a vedere ciò che passa in televisione sembra che ci abbiano riempito le tasche mentre la realtà è un’altra. Nell’immaginario collettivo resteranno applausi dai balconi e la gente penserà che abbiamo avuto anche importanti riconoscimenti economici ma così non è stato. È forte tra i camici bianchi la sensazione della ennesima presa in giro e dell’ulteriore svilimento della nostra professione.

C’è una frase attribuita ad un giornalista e presentatore televisivo tedesco Robert Emil Lembke, “Fin quando il medico ci proibisce qualcosa, tutto va bene. La situazione diventa seria quando improvvisamente ci permette tutto”.

Una frase di questo tipo fa riferimento a stadi avanzati di malattia con una prognosi infausta a breve termine. Presumo sia stata pronunciata in un periodo in cui la figura del medico era ritenuta ieratica ed era rispettata. Io cambierei la parte finale in “La situazione diventa seria quando improvvisamente si permette tutto” ed ovviamente faccio riferimento al permissivismo che ha consentito a troppa gente di sfogare istinti primordiali contro medici ed operatori sanitari. In anni neanche troppo lontani le aggressioni erano perlopiù episodi occasionali.

In effetti mai si sarebbe immaginata la sequenza interminabile di aggressioni ai camici bianchi.

Si, una sequenza appena rallentata in corso di emergenza Covid-19 e non certo perché le persone hanno preso consapevolezza del ruolo del medico ma, come è noto, perché sono calati gli accessi al Pronto soccorso per la paura di contagi. Non so quanti ricordano ancora oggi l’episodio dell’irruzione in una sala operatoria di alcuni esagitati, episodio questo che ha messo in pericolo anche chi era in attesa dell’intervento chirurgico e non solo quelle signore e quei signori vestiti con camici, guanti e mascherine sterili. Un episodio gravissimo, paragonabile forse ad un pessimo reality show televisivo ma che bene evidenzia lo stato di degrado che la nostra società sta vivendo.

C’è un declino nella professione medica a suo giudizio?

Il declino della professione medica lo si avvertiva già nelle aggressioni divenute evento quotidiano ma anche da altre situazioni. Ancora poco tempo e le aggressioni subite dagli operatori sanitari saranno considerate come lacrime in una notte di pioggia, saranno invisibili e nessuno ne avrà memoria salvo i diretti interessati e salvo il diritto di cronaca per i nuovi episodi. Dobbiamo ripartire dopo la chiusura di molte attività causa Covid-19 ma assistiamo alla difficoltà a reperire medici nelle discipline legate al pronto soccorso e all’emergenza, ma non solo. I concorsi pubblici una volta erano strapieni di concorrenti ed ora vanno quasi deserti perché l’attività ospedaliera non è più attrattiva a fronte dei sacrifici che impone, dei rischi collegati e della remunerazione non adeguata alle responsabilità derivanti dalla attività di diagnosi e cura. Anche lo scandaloso balletto intorno alla “premialità” per gli operatori esposti al Covid-19 non ha portato a nulla di buono in termini di fiducia in chi ci governa ai vari livelli delle Istituzioni.

L’età media dei medici in Italia è molto avanzata, gli scaglioni di pensionamenti sono sempre più affollati e questo può contribuire ad aggravare il sistema?

Si ma non è solo questo. Bisogna aggiungere l’aumento delle tariffe assicurative per il rischio professionale, le frequenti accuse di malasanità con il contenzioso medico legale che ne deriva ed il proliferare metastatico di sedicenti “associazioni di tutela” che offrono i propri servizi per fare ottenere un risarcimento del presunto danno sanitario giocando sulla asserita gratuità della assistenza legale alle vittime di malasanità, presunto insisto io fino a sentenza definitiva. La potente attrattiva economica e di prestigio sociale esercitata sui nostri giovani camici bianchi da altri Paesi e l’imbuto formativo con un numero di posti nelle scuole di specializzazione ben inferiore al numero di quanti si laureano in medicina completano il quadro.

Tutti questi sono dunque fattori che influenzano in maniera molto negativa la percezione che la professione medica ormai sia una attività che non offre più importanti gratificazioni umane, professionali ed economiche.

Tra poco tempo mancheranno i medici nel nostro Servizio sanitario pubblico e questo non sarà certo un bene. L’esperienza Covid-19 ha portato ad una alluvione di aggettivi di quasi santificazione per i nostri camici bianchi. Siamo stati appellati come eroi, troppi sono divenuti martiri, qualcuno forse ha incrementato il proprio conto in banca dedicandosi prioritariamente non certo alla assistenza ma allo show televisivo e alle iniziative editoriali. Fiumi di parole. Fatti realmente concreti in favore dei medici e degli operatori sanitari? Pochissimi. Non vedo grandi motivi di ottimismo all’orizzonte.

@vanessaseffer