“L’Opinione risponde”: carie e omeopatia

La signora Flora scrive alla rubrica “L’Opinione risponde” (lettere@opinione.it) per un consiglio riguardo la medicina omeopatica. “Da anni - spiega Flora - mi curo con la medicina omeopatica risolvendo gran parte dei miei disturbi. A breve dovrò ricorrere alle cure del mio dentista perché ho un molare con carie. Si possono utilizzare i rimedi omeopatici per questo mio problema?”.

Abbiamo richiesto la consulenza del dottor Stefano Foglietta, medico chirurgo specializzato in odontostomatologia ed omeopata, che così risponde: “Gentile lettrice, se per carie intendiamo la lesione cariosa di un dente molare quindi con presenza di una cavità con perdita di materiale dentale, l’utilizzo dell’omeopatia non è possibile. Difatti, l’omeopatia in generale può intervenire quando il danno non consiste in perdita di materiale organico. Infatti, dato che l’elemento dentale non ricresce, sarà necessario affidarsi all’odontoiatria e, a seconda della grandezza della cavità considerata, si potrà applicare una semplice otturazione o un intarsio, o se la carie è particolarmente destruente, addirittura una corona a copertura. Recentemente sono stati proposti degli altri materiali oltre all’amalgama, che peraltro io da tempo non utilizzo, e ai compositi, cioè vetroresine. I cementi vetroionomerici ad alta viscosità sono molto interessanti perché applicabili anche su dentina demineralizzata, ma presumibilmente ancora non contaminata dai batteri. La ricostruzione del dente con questo materiale può essere tentata al fine di mantenere la vitalità del dente in questione, sempre che l’endodonto, cioè il nervo del dente, non vada incontro a flogosi, con la conseguenza di dover ricorrere alla cura canalare più comunemente nota come devitalizzazione e con la conseguente applicazione di una ricostruzione protesica, cioè una capsula, o di un intarsio molto esteso a copertura del tavolato occlusale. Se si parla di lesione cariosa superficiale, consistente nella demineralizzazione dello smalto, recentemente sul mercato sono state riprodotte dalle industrie dentali alcune vernici e delle mousse rimineralizzanti da applicare direttamente sulla superficie dentale demineralizzata; in questo modo possiamo avere una restituzione ad integrum della superficie dell’elemento dentale, il quale però aveva subito soltanto un danno di demineralizzazione e non di sostanza dentale vera e propria. Comunque, tornando al quesito sull’omeopatia, l’unica cosa che mi può venire in mente per la salute degli elementi dentali è l’effetto di alcuni rimineralizzanti prescritti normalmente per scopi di carattere generale, cioè per rinforzare le ossa, somministrati per bocca. Cominciamo a dire intanto che non esistono prove scientifiche dell’efficacia della terapia omeopatica. Sul mercato sono reperibili due rimedi omeopatici per il rafforzamento delle ossa: utilizzati localmente o meglio sciolti in bocca, dopo che il paziente ha lavato i denti accuratamente, determinano che i denti appaiono più lucenti ed è possibile pensare, ma dico soltanto ipoteticamente, che il calcio presente nel rimedio sia potuto entrare negli spacchi dello smalto, e quindi aumentare la levigatezza e anche la lucentezza dello smalto stesso. Continuo a ribadire, tuttavia, che già i prodotti omeopatici non vengono riconosciuti dalla medicina ufficiale, e su questo ne potremmo discutere se sia giusto o meno, ma che addirittura questi due prodotti di cui io parlo e di cui non faccio il nome per ragioni ovviamente pubblicitarie non sono indicati dalle stesse case produttrici utili allo scopo che sto descrivendo. Devo inoltre dire che ho notato con questo utilizzo anche una diminuzione della sensibilità dentale, ed è possibile che si abbia un effetto diretto sempre presunto del calcio sulle radici esposte nel caso di situazioni di parodontosi, quindi con gengiva abbassata e, rispetto alla giunzione amelo cementizia ed anche ad un effetto diretto sempre presunto del calcio sull’osso di sostegno delle radici. Quanto appena descritto è esclusivamente una osservazione episodica, però devo dire che si ripete sempre tutte le volte che uso questi prodotti. Ribadisco, con i parametri della sperimentazione farmaceutica corrente non è possibile dimostrare la presenza del principio attivo”.