È tempo di strenne, anche in un Natale volutamente intristito da parte di quel manipolo d’incapaci pilotati dei nostri governanti, inverato nelle figure del premier Giuseppe Conte e del suo sodale e fedele ministro della Salute, Roberto Speranza, quest’ultimo ogni giorno di più inquietantemente simile al Grima Vermilinguo che sussurra all’orecchio del sire Theoden di Rohan ne Il Signore degli Anelli.  Allora, proprio per combattere questa plumbea cappa che ci vuole privare dei nostri affetti più cari, soprattutto nelle sere solstiziali e nelle feste cristiane ormai ridotte a un mero assembramento, voglio ricordare le ultime pubblicazioni a tema erotico, sul mito di Moana Pozzi, date alle stampe digitali in questi giorni da Vitaldo Conte, storico e docente dell’Arte contemporanea e performer, che ci conduce lungo sentieri odorosi che certamente non saranno mai percorsi dai nostri politici in grisaglia e pochette. Forse perché proprio con l’approssimarsi della notte più lunga dell’anno, l’uomo da sempre cerca rifugio nell’amore e nel fuoco, per tenere lontane la morte e il tempo che va. Allora, Moana Pozzi, mito che sfugge da anni tra le maglie sottili che vanno di là dal mondo della pornografia per riapparire ammantata di luci esoteriche, come ci suggerisce Conte – Conte, quello simpatico, quello allegro, colto e divertente – oppure l’ultima produzione di mero marketing dovuta all’ingegno dei comunicatori di Gwyneth Paltrow? L’attrice, già nota da tempo per aver immesso sul mercato la candela “al profumo della mia vagina” (sic), andata esaurita in poche ore, nonché quella al profumo del suo orgasmo, in vendita entrambe sul suo sito personale, adesso ha prodotto un libro da colorare composto da sessantaquattro immagini sul tema – ormai un po’ logoro – della sua vagina, con la finalità sociale di voler combattere i tabù legati al sesso e alla sessualità femminile. Domando, esiste un certificato, un expertise, un atto notarile che mi assicuri l’esatta corrispondenza del profumo dichiarato al reale effluvio dell’intimità dell’attrice? Temo le repliche cinesi a basso costo.

Il libro s’intitola Vulva Post Strutturalista. Confesso di aver chiesto subito lumi all’amico Vitaldo che occupandosi da sempre di avanguardie artistiche del Novecento, mi spiegasse cosa potesse essere, non tanto la vulva (lì mi arrangio senza aiuti esterni), quanto il post Strutturalismo, definizione che mi evoca subito le concioni di tanti anni fa, di Achille Bonito Oliva sull’arte della transavanguardia. Una volta colorate le immagini del libro della Paltrow, questi fogli ove esse sono stampate possono essere separati dal libro e addirittura incorniciati. L’eleganza, la finezza e il buon gusto di tali “opere d’arte” ci restano alquanto dubbie, ma si sa che ognuno arreda casa propria come meglio può e crede, almeno a giudicare da certi decori impiegatizi che si vedono sulle pareti di alcuni che si presentano nei video dei social come maître-à-penser. Ma in questo tempo di forzosa quarantena, la poliedrica Paltrow non si limita a suggerire candele e libri, non paga di una sua vasta collezione di “fascini”, detto alla latina, ella ci delizia illustrandoci su come sopperire alla mancanza di intimità, ad esempio con le torte di gelatina e altre amene varianti sul tema. Personalmente, pur apprezzando senza fallo alcuno, il tema proposto dalla bionda Gwyneth, preferisco rifuggire da qualsiasi forma di strutturalismo, sia pre sia post e soprattutto trans, trovandolo sgradevolmente relativista e modernista, e preferendo a questo movimento novecentesco, pensieri e azioni legate al mito e all’avventura, all’amore e alla gioia di vivere e non al più volgare mercimonio di quella terribile e affascinante divinità che è Eros.

Compri pure chi è così banale e scontato il libro della Paltrow, agli altri, quelli che ambiscono, anche in questo periodo di costrizione, ad accedere alle difficili e perigliose strade dell’erotismo, non resta che rivolgersi altrove, a quei libri gialli decorati da Aubrey Beardsley in un tempo dove l’amore, anche quello carnale, era una via per ricongiungersi al Divino.

Ma Gwyneth Paltrow e il suo ufficio marketing questo non lo sanno.