Il Direttore libero e perbene

Non è facile vivere in un posto dove le orecchie ascoltano solo le parole conformi e convenienti e circolano notizie mainstream; no, non è facile veder passare certe notizie ufficiali! Tu provieni da un Paese dove c’è stata una grande e popolare rivoluzione, passata qui in Occidente come islamica, solo perché si ignora un secolo di lotta di un popolo per la democrazia e nei suoi ultimi quattro mesi Ruhollah Khomeini ci ha messo le mani sopra, e questi ha ammaliato tutta l’intellighenzia di quaggiù e infatuato la sinistra. Tu che porti in esilio i tuoi sogni di libertà, di democrazia, qui vedi che quasi tutti i mass media di un Paese libero e democratico massacrano la verità dolorosa del tuo Paese nativo, in nome dei loro pregiudizi e della loro convenienza e pigrizia. No, non è facile vivere in un siffatto posto che del conformismo e dell’indottrinamento preconcetto si fa vanto. Era l’estate del 2013, l’ennesimo salvatore a parere dei mass media dei Paesi democratici, Hassan Rouhani, diventava il presidente della Repubblica dei mullà. Dopo decenni di diffusione di ciarpame sulla riformabilità della teocrazia di Teheran, e di osanna ai vari Ali Akbar Hāshemi Rafsanjani o Seyyed Mohammad Khatami, ora toccava esaltare Rouhani. Quando tu esponi il fatto che il problema del Medio Oriente non è la religione, ma lo Stato laico e di diritto, ti guardano se fossi appena sceso da Marte!

Il 13 luglio del 2013 presi carta e penna e scrissi un articolo sulle elezioni nella dittatura religiosa in Iran. Spiegai la vacuità del rito elettorale e come un esponente dei servizi di sicurezza del regime, Rouhani, diventava presidente. Chiesi in punta di piedi al Direttore dell’Opinione delle Libertà, Arturo Diaconale, se poteva ospitare il mio articolo. Il Direttore accettò di farlo e da allora ho scritto per l’Opinione delle Libertà decine di articoli, dove esponevo le mie analisi. Arturo Diaconale e l’Opinione delle Libertà non mi hanno trattato però come ospite, più o meno rispettato. Mi hanno fatto sentire a casa e io su queste pagine ho potuto scrivere tutto ciò che ritenevo di scrivere, per avvicinarmi alla verità. Qualche volta mi è passato per la testa di censurarmi su qualche cosa, per ospitalità o perché era troppo lontano dalle notizie correnti, ma non l’ho fatto e Arturo Diaconale e l’Opinione delle Libertà non hanno mai tolto o aggiunto una virgola ai miei articoli. Perché il Direttore Arturo Diaconale era un galantuomo e una persona libera e per bene. Arturo Diaconale era davvero il seme e la pianta dell’Uomo liberale, nell’era post-ideologica dove nascevano i “liberali” come funghi. Ci mancherà, e mancherà soprattutto ai suoi collaboratori e ai suoi cari. Ma sono certo che la sua gentilezza intrinseca ci accompagnerà e ci sarà con me, uomo di sinistra, il suo insegnamento liberale: rispettare le idee di tutti; lo farò!