Peggio dei no-vax solo i no-ius

Se i no-vax rappresentano senza dubbio un problema culturale, poiché protesi a mettere in dubbio le oggettive risultanze scientifiche positive che dalla diffusione dei vaccini si sono prodotte negli ultimi due secoli, come per esempio l’eliminazione – almeno a livello di massa – della poliomielite, della meningite, del vaiolo, un problema culturale non minore può essere considerato quello di recente formazione che riguarda coloro che possono essere definiti, in virtù dei loro ragionamenti, come “no-ius”. Preliminarmente, tuttavia, giova precisare che non tutti coloro che sono definiti come no-vax, lo sono realmente, poiché oramai, l’accusa di essere no-vax è rivolta non soltanto giustamente verso chi nega l’utilità dei vaccini, ma anche indifferentemente verso chiunque osi pensare in modo non “pandemisticamente corretto”, dubitando ragionevolmente della sicurezza dei vaccini anti-Covid nel lungo periodo, reclamando quegli spazi di libertà una volta scontati e adesso compressi, proponendo ragionamenti su scienza, politica e diritto che non si prostrino alla violenza ideologica e dogmatica dello scientismo, della tecnocrazia e del legalismo assurti a sacro triteismo dell’emergenza pandemica.

I no-vax, senza dubbio di numero inferiore rispetto a quanto l’allarmismo mediatico lascia intendere, come si evince, per esempio, dal fatto che nel quinquennio 2010-2015 la copertura vaccinale contro morbillo e rosolia ha oscillato tra il 90 e il 95 per cento su tutto il territorio nazionale secondo quanto riportato dal ministero della Salute sono il frutto di quel primitivismo naturalistico a cui si possono ricondurre anche certi altri movimenti come quelli di matrice ambientalista, per esempio il nimby (acronimo di “Not in my back yard”) che si oppone di fatto allo sviluppo infrastrutturale, i quali ritengono di dover marginalizzare il più possibile la dimensione culturale, tecnologica e scientifica del vivere umano, in ossequio, appunto, al rispetto di una “mitologica” primigenia dimensione naturale che non può in nessun caso essere intaccata o contaminata dal progresso, neanche quando quest’ultimo è positivo e costituisce un bene per l’umanità. Dalla parte opposta, del resto, si trovano gli scientisti, cioè coloro che elevano la scienza al rango di nuova religione che al pari della vecchia si presume totalizzante e altrettanto infallibile, ma che a differenza dei vecchi culti non riconosce nessuna dignità alla dimensione naturale dell’essere umano, ritenendo che tutto sia prodotto della cultura e, soprattutto, del progresso scientifico. In mezzo a questi schieramenti, si è di recente coagulato un nuovo gruppo di soggetti che è possibile definire come no-ius, cioè coloro che si oppongono al ripristino della legalità e dello Stato di diritto che la gestione della pandemia ha seriamente e gravemente compromesso.

Evoluzione del più antico movimento di origine anglosassone Hil (High inappropriate legislation), cioè quel movimento secondo cui è altamente inappropriato qualunque intervento giuridico nell’ambito scientifico, in favore di una sostanziale scienza senza limiti di alcun tipo, il movimento no-ius è qualificabile come quell’insieme di persone che ritiene, oggi, in piena emergenza pandemica, che la salute collettiva possa e debba essere tutelata anche a discapito di altri diritti costituzionalmente riconosciuti e garantiti. Si pensi, per esempio, a quanti reputano legittimo, se non addirittura doveroso, che alcune decisioni in grado di limitare diritti fondamentali e libertà costituzionali, come la libertà di circolazione, il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione, il diritto di professare la propria fede, possano essere adottate da un comitato tecnico-scientifico piuttosto che dal Parlamento (l’unico che per Costituzione ha la piena sovranità legislativa) e per di più non tramite una legge, ma tramite un “semplice” (per quanto spesso lessicalmente incomprensibile) atto amministrativo quale è un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. Gli stessi no-ius, del resto, sono spesso coloro che non tollerano l’eventuale diritto di dissenso nei confronti delle scelte del comitato tecnico-scientifico, o nei confronti di tutto ciò che sta accadendo oramai da mesi con la totale sovversione – piaccia o meno – dell’assetto democratico e dello Stato di diritto. In fondo, a ben guardare, i no-ius sono anche gli stessi che negano il diritto di parola ai no-vax, dimenticando che il diritto di parola e la libertà di pensiero – almeno in un contesto quale dovrebbe essere una democrazia liberale – sono tutelati prescindendo dal loro contenuto, poiché come ha insegnato uno dei padri del liberalismo, cioè John Stuart Mill, “quando tutta la specie umana, meno uno, avesse un’opinione, e quest’uno fosse d’opinione contraria, l’umanità non avrebbe maggior diritto d’imporre silenzio a questa persona, che questa persona, ove lo potesse, d’imporre silenzio all’umanità”.

I no-ius, tuttavia, ad una attenta analisi, sono ben più pericolosi dei no-vax per almeno tre ordini di ragione. In primo luogo: perché i no-vax hanno un peso culturale e mediatico del tutto marginale, e sostanzialmente inconsistente rispetto ai no-ius. In secondo luogo: perché i no-vax vantano pretese solo per se stessi o al più per i propri stretti famigliari, senza pretendere di incidere sull’altrui sfera esistenziale, a differenza dei no-ius che, invece, accettando e facendo accettare gravi lesioni di carattere costituzionale incidono sui diritti di tutti. In terzo luogo: perché i no-ius con la loro mentalità rischiano di creare la legittimazione di un pericoloso precedente che può condurre a nuove e ben più gravi limitazioni dei diritti fondamentali e delle libertà costituzionalmente garantite. Alla luce di ciò, insomma, se da un lato l’ideologia primitivista dei no-vax è senza dubbio da rigettare, pur riconoscendo loro il diritto di parola come Costituzione sancisce, poiché tendente ad offuscare la luce della conoscenza umana acquisita nel campo medico e scientifico dopo decenni di ricerca razionale, dall’altro lato l’ideologia anti-giuridista dei no-ius è altrettanto da respingere, poiché a lungo andare rischia di minare in modo irreversibile quell’assetto democratico e quello Stato di diritto di cui essi si avvantaggiano per diffondere le proprie idee che tuttavia sono direttamente contrastanti proprio con la salvaguardia effettiva di quella democrazia e di quello Stato di diritto di cui paradossalmente si servono.