I ragazzi del “Giulio Cesare” scrivono al ministro Azzolina

Pubblichiamo integralmente la lettera con cui i rappresentanti d’istituto del Liceo Classico Statale Giulio Cesare di Roma spiegano al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina perché hanno indetto uno sciopero generale contro la gestione dell’emergenza sanitaria nelle scuole.

Onorevole Signora Ministra, questi ultimi mesi si sono rivelati per noi studenti mesi di ansie, preoccupazioni e angosce.

La disastrosa situazione pandemica, ma anche un’incapacità di tracciare una via per rendere possibile la nostra vita nonostante l’emergenza sanitaria, ha privato un’intera generazione di una parte fondamentale del nostro futuro: la nostra formazione, la possibilità di confronto, non solo tra noi studenti ma anche con lo stesso corpo docenti, il gioco e il sorriso; tutto il nucleo fondamentale dell’esser giovani e studenti.

Siamo rimasti in silenzio nella speranza che la politica, quella vera, che trascende gli interessi elettorali e mediatici del singolo partito per occuparsi del bene del Paese, trovasse soluzioni utili per consentire la riapertura delle scuole in sicurezza.

Eppure, non abbiamo assistito ad altro se non all’attuazione di misure inadeguate, inefficienti e che non tenessero in minima considerazione bisogni inderogabili di noi studenti.

Il risultato è stato solo una confusione generale: scelte insensate e incomprensibili (tra le altre, il grande investimento di soldi e tempo nei banchi con le rotelle che ancora oggi non hanno avuto alcuno utilizzo o scopo), continui mutamenti di decisioni che, già discutibili in sé, hanno aggravato oltre il limite dell’ammissibile la stessa possibilità per le scuole di una programmazione plausibile; nel mentre i dirigenti scolastici si sono trovati a dover fare, e disfare, dalla sera alla mattina piani per il rientro in presenza per modifiche normative approvate la notte.

E tutto ciò è avvenuto senza il minimo coinvolgimento dei principali attori: i docenti e gli studenti; senza chiedere idee, contributi, indicazioni, senza neanche avvertire la necessità di sapere quali fossero le reali difficoltà ed esigenze di chi poi a scuola sarebbe dovuto tornare.

Ed è questo mancato coinvolgimento la causa dell’adozione di misure incompatibili con le nostre necessità.

Innanzitutto  la didattica a distanza, da strumento indispensabile nella prima fase dell’emergenza, si è trasformata in una “comoda” scappatoia per congelare il problema della ripresa delle lezioni in condizioni dignitose e sicure; allo stesso modo l’individuazione di fasce orarie per l’ingresso a scuola, che dilatano i tempi di permanenza sino al pomeriggio inoltrato, appaiono funzionali solo all’alleggerimento del trasporto pubblico locale (che è indubbiamente una criticità), senza però tenere conto delle esigenze in una giornata di ciascuno studente e del personale scolastico, che non si esaurisce nella sola attività svolta a scuola, ed appare incompatibile con la stessa impostazione dell’istituzione scolastica italiana.

Luigi Einaudi diceva “conoscere per deliberare”, ma non ci è stato chiesto nulla: come potevano dunque essere assunte decisioni che avessero una coerente visione di fondo e fossero realmente efficaci? Era impossibile. Di conseguenza non sono state assunte decisione risolutive,  ma sono stati mostrati solo atteggiamenti ondivaghi e destabilizzanti.

La nostra sopportazione ha raggiunto il limite ed è per questo che il Giulio Cesare dichiara lo sciopero generale:

1) Chiediamo, ora e subito, di essere ricevuti e ascoltati per sottoporre le nostre idee e le nostre proposte alle istituzioni competenti, in un clima basato sul dialogo costruttivo per provare ad attuare il Rinascimento della scuola pubblica.

2) Chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto con tutte le istituzioni nazionali e locali che devono decidere il percorso da intraprendere, oggi non domani, per riaprire le scuole.

3) Chiediamo che siano messe in campo tutte le azioni necessarie per consentire un sicuro utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico locale, anche tramite il ricorso a bus di società private, dando peraltro, in tal modo, lavoro ad aziende e lavoratori (se ne è sentito parlare per mesi, ma, ancora, come sempre, nulla si è visto).

4) Chiediamo l’adozione di un piano orario che consenta lo scaglionamento delle entrate, tramite una riduzione della durata dell’ora scolastica a 50 minuti, si potrebbero così strutturare due fasce orarie:

  • 8.00-12.10 (nel caso di 5 ore)/13.00 (nel caso di 6 ore);
  • 9.30-13.40 (nel caso di 5 ore)/14.30 (nel caso di 6 ore).

Chiediamo che la Regione strutturi un piano periodico di monitoraggio della diffusione del Covid-19 mettendo mensilmente a disposizione di tutti gli studenti un test antigenico rapido gratuito o a prezzi ridotti.

Chiediamo inoltre la sospensione dell’obbligatorietà di svolgere i P.C.T.O poiché molti dei percorsi sono stati annullati a causa della situazione emergenziale corrente.

Queste sono solo alcune delle proposte concrete che vogliamo poter discutere, all’interno di un confronto sinora mancato, e la cui assenza ha prodotto i disastrosi risultati sotto gli occhi di tutti.

La nostra generazione ha pagato e pagherà un prezzo altissimo in termini di formazione e di crescita, non solo culturale ma anche umana; pagheremo noi, tra anni, l’enorme debito che il nostro Paese è stato costretto a fare per far fronte alla tragedia che si è abbattuta sul mondo intero. Il minimo che chiediamo, e che pretendiamo, è di essere ascoltati.

Cordialmente, i rappresentanti d’Istituto del Liceo Classico Giulio Cesare: Marcella Arena, Lorenzo Carlino, Nicolò Regiani, Elena Ruggieri.