Perché Alan Friedman ha offeso Melania Trump

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E men che mai si occupa dell’aplomb di Alan Friedman, che parlando dei Trump ha fatto una orribile gaffe. Nella giornata dell‘insediamento di Joe Biden e del passaggio delle consegne, mentre l’ex presidente Donald Trump con la moglie Melania lasciavano la Casa Bianca in elicottero, nello studio romano di Uno Mattina la conduttrice Monica Giandotti chiedeva all’opinionista di origine americane un commento sulla ex first lady. “Ah, mi lasci la parte peggiore…”, ha chiosato lui. Dopodiché, senza alcuna reticenza e imbarazzo, ha sentenziato convinto: “Donald Trump si mette in aereo con la sua escort e vanno in Florida”. Gelo in sala. E tutti muti: l’altro conduttore Marco Frittella, la giornalista ex presidente della Rai, Monica Maggioni e il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari collegato in video. A caldo nessuno ha reagito.

Escort, come molti sapranno, significa “persona retribuita per accompagnare qualcuno in viaggio e in occasioni pubbliche” con implicite prestazioni sessuali. Pertanto, l’offesa di Friedman a Melania Trump non può definirsi soltanto una battuta sessista. È stato il finale col botto di quegli exploit che il commentatore, per settimane, ha vomitato contro l’ex presidente repubblicano e la sua famiglia, definito in particolare nella notte dell’assalto a Capitol Hill “un criminale nazista, da processare”. Al punto che Vittorio Sgarbi, collegato in diretta, è insorto pesantemente. Nonostante ciò, l’anti-trumpista è stato infilato in ogni salotto, concedendogli perfino la battuta finale. E lui non si è lasciato sfuggire l’occasione. Ora non si venga a dire che Friedman ha fatto una involontaria scivolata sessista, lui che è contro l’omofobia e per i diritti. Ha detto quello che pensa, convinto di avere ragione e di poterlo dire in quanto “politicamente corretto”, perché sparare sui Trump è un classico sinistro. Questo è il peggio. Non è un pregiudizio, è l’arroganza democratica e la mentalità su cui è stata fondata gran parte della campagna per Biden, un anti-trumpismo martellante tutto fango e volgarità. Ora si trasecola se l’America è divisa e se la rabbia è sfociata in indegne manifestazioni. D’altra parte, quando ancora in Italia si celebrano i 100 anni dalla fondazione del Partito Comunista come la Festa della Repubblica e la scoperta dell’America, senza nessuna analisi critica, cosa volete che ne consegua se non che manipolazioni demenziali. Due pesi, e due misure.

Non è l’unico caso. Maldicenze malvagie sono sfuggite anche al grillino Nicola Morra quando il presidente della Commissione antimafia definì la morte della presidente della Calabria Jole Santelli “un fatto risaputo che stava male, di cui ognuno è responsabile”. Anche in quella inaudita circostanza ci fu una sollevazione, ma Morra proseguì a spiegare le sue motivazioni su tutti i giornali, senza alcuna ammenda. Stessa cosa di Friedman. Con la scusa di giustificarsi è a fare il giro dei salotti e su La 7 a “L’aria che tira”, incalzato da Myrta Merlino, ha fatto la recita del dispiaciuto e pentito. Vi pare una penitenza per un incauto presenzialista come lui stare tutti i giorni in video? L’opposizione è insorta. Giorgia Meloni ha chiesto l’intervento della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, le donne leghiste e l’azzurra Mara Carfagna hanno definito l’episodio grave invocando l’Ordine dei giornalisti nell’imbarazzo delle colleghe giallorosse, anche se l’immancabile Laura Boldrini per ora tace. Ma, come dicevamo, la frase su Melania Trump non può essere considerata solo un attacco al femminile. Perché è un metodo usato come arma politica: chi non è di sinistra, e moglie o madre o donna, e mostra profili tradizionali e senso della famiglia, è sicuramente “una poco di buono”. E se è accanto a un uomo o a un marito politico guai a chi la sostiene, è come difendere la compagna di Adolf Hitler. Questo pregiudizio deve scomparire, l’idea che dichiararsi antifascisti e a favore dei diritti sia il salvacondotto per la calunnia e l’ingiuria. Oltre tutto se dell’amministrazione Trump si possono fare molte analisi, non si può che parlare bene di Melania Trump: donna di indubitabile stile e fascino, first lady seria e contenuta, capace di segnare la sua presenza senza sfoggi e sceneggiate. Certo diversa dalla “piaciona” Michelle Obama e da tante “love mogli” della Hollywood di Washington. Melania se n’è andata da gran signora come era arrivata, silenziosa e impettita, col suo tailleur nero Chanel, la sua Hermès, lo chignon e l’occhiale scuro. Alan Friedman sicuramente capisce poco di donne e sulle mise delle tre arrivate dopo la consorte del tycoon, Jill Biden, Kamala Harris e Michelle Obama, molto ci sarebbe da ridere.