Perché lo scudo penale e non una assicurazione collettiva?

giovedì 22 aprile 2021


Si parla molto dello scudo penale come strumento di tutela dei rischi professionali del personale medico a tutti i livelli operativi previsti, anche se è esteso ai colossi farmaceutici, ai funzionari della Unione europea, dei Comuni, delle Province, delle Regioni. Questo istituto giuridico viene inserito dei decreti-legge del governo attuale, sebbene ereditato del precedente. Hanno cominciato con la protezione dei ruoli dirigenti apicali delle acciaierie Ilva, lo hanno esteso alle società di gestione del Ponte Morandi e ora in dose massiccia al settore medico-sanitario.

Lasciando agli esperti, il compito di elaborare interpretazioni tecnico-ermeneutiche-giuridiche sulla efficacia di tale scudo, non ci vuole molto a capire che tale “protezione” pone una diversità fra le persone, una asimmetria in ordine alla parità dei diritti fra scudato e destinatario del provvedimento medico. Abbiamo di fatto cittadini di serie A e di serie B, la cui disparità infrange il principio di “eguaglianza di fronte alla legge”, regolato dalla Costituzione e dall’intero impianto normativo italiano. Ma all’estero non sono da meno. Il principio di uguaglianza è l’architrave del diritto civile, è il fondamento che sostiene il patto fra cittadini e lo Stato, come prefigurato da Cesare Beccaria, autore attentamente studiato all’estero. Quanto appena premesso, conduce ad una serie di perplessità.

Sospetto numero 1: perché i responsabili non hanno fatto ricorso ad una polizza collettiva di copertura, come viene da tempo deciso da tutti gli Ordini professionali, dai responsabili e dai dirigenti? Si parla di una polizza pagata dallo Stato e gestita dalle compagnie di assicurazioni aderenti. Una assicurazione collettiva strutturata come quelle esistenti nelle aziende per il proprio personale – sia sul terreno dei rischi professionali che sui rischi correlati allo stato di salute del dipendente – non avrebbe avuto una ridondanza negativa nell’opinione pubblica e, soprattutto, nel cittadino ancora in possesso delle proprie facoltà cognitive. Detta più chiaramente, il cittadino che si sottopone ad un vaccino per opera di un personale sanitario che si è coperto dai rischi fino all’omicidio, diventa sempre più diffidente. Si pone la domanda: perché costui si para le terga? Significa che c’è un rischio di cui non viene rivelata l’entità, quanta parte di queste letalità viene nascosta? Ebbene, questo legittimo sospetto del vaccinando nei confronti dell’assetto tecno-sanitario viene esecrato e bollato come “irresponsabile” da parte di un operatore totalmente “al sicuro”. Il vaccinando, che si fa delle domande giuste, sente di non avere nessuna protezione né un indennizzo eventuale alla famiglia in caso di morte! Infinite sono le vie dell’odio e delle umiliazioni delineate dalla intimidatoria e fuorviante martellante macchina propagandistica tecno-sanitaria prevalente.

Sospetto numero 2: come mai la potentissima lobby assicurativa-Bankitalia, impersonata nella sigla Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), non ha fatto pressioni per accaparrarsi un mercato così vasto e con una perfetta polverizzazione dei rischi ripartiti fra decine di migliaia di utenti? Nessun dibattito parlamentare in merito. Tutti zitti. Non è peraltro credibile che il governo non abbia tentato di iniziare un tavolo di fattibilità con l’asse assicurativo italiano ed estero. Penso piuttosto ad un fallimento prima di sedersi ai tavoli. Niet! Un fallimento che la servile ed alacre stampa & comunicazione di regime non hanno riportato, ma va detto e aggiunto che nessuno dei cosiddetti oppositori ha sollevato un minimo dubbio.

Sospetto numero 3: forse la lobby assicurativa non ha mosso un dito solo dopo aver elaborato uno studio che poi ha condotto ad un esito attuariale di eccesso di rischi? Forse essi conoscono dati di mortalità sanitaria le cui dimensioni sono tali da escludere la creazione di un profilo di rischio accettabile? Chiunque contatterete per avere chiarimenti sul tema vi guarderà strano e immediatamente dirà che non è mai esistito contatto fra Stato e Ivass, per la creazione di una polizza collettiva. Ma non dovete credergli. Sarebbe stato un affare di miliardi nelle tasche delle compagnie assicurative nominalmente italiane e ormai in gran parte nelle mani straniere.

Se l’Ivass italiana e l’organismo di categoria a livello comunitario tacciono, deve per forza esserci qualcosa di grosso che non ci raccontano. Viene da pensare a due possibilità – e ad una terza che le riassume:

gli alti comandi hanno deciso di creare caos e odio che divide attivando lo scudo penale, una scelta che fa apparire forte il governo attuale, il cui prestigio e credibilità non sono certo alle stelle; le assicurazioni si sono sfilate rapidamente ad un contatto per la creazione di polizze collettive da rischio di vaccini di massa con prodotti di cui esse non conoscono quasi nulla, perché tutto è secretato e opaco per ordine di famosi organismi sanitari mondiali; le assicurazioni hanno avuto l’ordine di non immischiarsi perché il ruolino di marcia dei piani alti va verso un’altra direzione, con la netta intenzione di nascondere i veri pericoli sanitari alla popolazione italiana.

Non dimentichiamo che i miliardi in gioco sono tanti, veramente tanti e gli ostacoli che si frappongono a questo affare planetario saranno rimossi anche con la violenza in dosi crescenti e successive. Vediamo se qualche “can che dorme” si desta e se comincia ad annusare intorno. Se ciò non avviene, allora tutto è stato già scritto da tempo. Non c’è bisogno di scomodare la infernale Agatha Christie per capirlo.


di Manlio Lo Presti