Le cause del crollo di editoria e lettori

L’industria dell’editoria viaggia tra profonde contraddizioni: un decennio di bilanci in rosso ma un aumento di lettori dei 100 quotidiani, settimanali, mensili, come indicano i dati rilevati dalla società Audipress.

La stagione autunnale che si apre dopo un biennio di pandemia sanitaria non ha intravedere un ritorno, in tempi brevi, alla normalità dell’attività economica-finanziaria nonostante l’arrivo dei primi miliardi dell’Unione europea del Recovery plan, che devono essere spesi presto e bene. Le preoccupazioni maggiori partono dalle vicende che coinvolgono il gruppo Gedi, il secondo dello scenario italiano che edita Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, L’Espresso e due radio.

Dalla gestione della famiglia De Benedetti (ex Cir) e della presenza dei giornalisti fondatori Eugenio Scalfari e Ezio Mauro al passaggio al gruppo Gedi controllato dalla Exor della famiglia Agnelli-Elkann (e cioè dal 2017 al 2020) è stata registrata una perdita di 450 milioni, di cui 166 nell’ultima fase.

Non se la passano bene in contabilità neppure il gruppo Caltagirone (Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino di Venezia, Il Centro), il gruppo Monrif del presidente degli editori Andrea Riffeser Monti (che pubblica Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Quotidiano Nazionale), la concentrazione editoriale economica del “Sole 24 Ore” della Confindustria e il gruppo milanese Class che edita Milano Finanza

C’è stata una svolta invece nel corso del quadriennio 2016-20 nel gruppo Rcs (che pubblica Il Corriere della Sera, La Gazzetta dello Sport e vari settimanali) con l’arrivo dell’editore Urbano Cairo che ne è diventato il maggiore azionista e presidente della società. Rcs, dopo anni di perdite colossali, è tornato a registrare un utile di 260 milioni di euro mentre il bilancio 2021 dovrebbe chiudersi con un fatturato di circa 880 milioni, non lontano dai livelli della fase pre-Covid.

Bene i conti del Fatto Quotidiano di Marco Travaglio i cui ricavi non superano 38 milioni e l’Avvenire, il quotidiano della Conferenza dei Vescovi. Globalmente l’editoria ha subito un crollo spaventoso proprio nel momento in cui c’era la necessità di far fronte alla trasformazione tecnologica imposta dal digitale. Di fronte al crescente costo del personale, gli editori sono ricorsi sempre più massicciamente agli ammortizzatori sociali, ai prepensionamenti. L’Amministratore delegato della Gedi ha presentato un piano con altri 50 prepensionamenti per Repubblica, costringendo il comitato di redazione a dimettersi per dire no.

Una iniziativa per svoltare pagina l’ha promossa l’Anci, l’associazione dei Comuni d’Italia che ha invitato i cittadini ad andare in edicola per acquistare i giornali dove possano trovare un’informazione attenta alle comunità locali.

Ma quanti sono i lettori? Secondo gli ultimi dati dell’Audipress gli italiani che ogni giorno comperano e leggono uno dei principali quotidiani su carta o in digitale sono il 22 per cento, che se tolti i minorenni fanno una media di circa 12 milioni di lettori al giorno. Pochi, tanti? L’Italia non eccelle in questa classifica e i fattori sono di vario genere: milioni di abitanti nei paesini sperduti della Penisola, raggiunti con difficoltà dai mezzi di trasporto, l’utilizzo sempre più preminente del telefonino e le sue App, la miriade dei canali televisivi e radiofonici.

Il mondo della comunicazione e dell’informazione è cambiato e si sta trasformando ancora con l’arrivo sul mercato dei big della globalizzazione web, come appare evidente nella battaglia dei diritti televisivi del calcio.