Se Superman fosse un superomo

Non vi dirò banalità quali “ho amici omosessuali, dunque non posso essere accusato di omofobia”, anche perché appunto i miei amici e amiche “omo”, essendo persone d’indubbia cultura e intelligenza, sanno benissimo che questa corsa instaurata da tempo al “politically correct” non soltanto non gli interessa, ma addirittura li danneggia ghettizzandoli ulteriormente. E l’intelligenza non ha sesso, c’è o non c’è, punto e basta.

Ora, l’ultima trovata della casa editrice americana di fumetti DC Comics, che in realtà nasconde solamente – e neanche troppo bene – l’ennesima operazione commerciale è quella del Coming out del figlio di Superman che, dal lancio d’agenzia Ansa è subito rimbalzata su moltissime testate ottenendo il risultato sperato: fare parlare del proprio “prodotto” ancora una volta in tutto il globo. Ma andiamo per ordine. Innanzitutto la DC Comics da anni ha inaugurato questo filone del politicamente corretto in ambito sessuale con Lanterna Verde, Alan Scott, dichiaratamente gay seguito a breve dal bisex Tim Drake come Robin. Ufficialmente questa scelta sarebbe voluta affinché i lettori si possano riconoscere ed identificare meglio nell’eroe anche dal loro punto di vista sessuale. Dunque un lettore gay s’identificherebbe in un eroe che sia altrettanto. Secondo i guru del marketing, ovviamente.

E pensare che c’è stato un lungo periodo del fumetto mondiale, durante il quale sono circolate voci di corridoio su un presunto rapporto omosessuale – ai limiti della pedofilia – tra Bruce Wayne, Batman e il suo pupillo Dick Grayson, alias Robin “il ragazzo meraviglia”. A parte l’infondatezza del pettegolezzo e della maldicenza, se anche fosse stato, comunque sarebbe esistito un rapporto tra i due di “educazione” improntato all’uso greco, senza contare l’onnipresenza in casa del maggiordomo Alfred Pennyworth. O forse vorremmo insinuare che l’integerrimo britannico che ha allevato il giovane Bruce, abbia avuto altrettanto rapporto omoerotico con lui? Siamo oltre i limiti imposti dal ridicolo, consentitemi di scriverlo.

Lasciato nell’ambiguità del proprio mondo notturno il Cavaliere Oscuro, non restava da affrontare che il suo contraltare solare. Dopo aver recentemente orientato Batwoman, un tempo Batgirl, figlia del commissario Gordon, verso l’amore saffico; anche il Superman del nuovo millennio sarebbe dovuto essere rivisto e riadattato a un mondo più fluidamente inclusivo. Ma se il figlio di Krypton, Kal-El, il giornalista un po’ imbranato Clark Kent, si fosse dichiarato improvvisamente omosessuale, ciò sarebbe stato un po’ eccessivo, quindi la strategia della casa editrice statunitense ha ovviamente fatto nascere Jon Kent da lui e l’eterna (quasi) fidanzata Lois Lane.

Come figlio di Superman, Jon, eredita i poteri paterni divenendo quindi il nuovo “Uomo d’Acciaio” ma a differenza del padre, giunto sulla Terra da un pianeta distrutto, egli è dichiaratamente bisessuale. Finalmente, con grande plauso da parte del mondo Lgbtq che deve aver contribuito non poco a tirare i fili di questa operazione mediatica che vede appunto Jon Kent avere una relazione omosessuale con il proprio amico del cuore, il giornalista Jay Nakamura, l’idea che anche Superman possa essere “fluido”, è stata sdoganata.

Il progetto sembrerebbe quindi quello di continuare a trasmettere il messaggio, sempre meno occulto, di un mondo liquido, dove tutto sia possibile e fattibile in nome di una presunta e artificiosa libertà. Già prima di tale coming out, il giovane Superman si era dedicato tra le altre sue imprese, a combattere il cambiamento climatico, a impedire una strage in un liceo prodigandosi persino contro il respingimento dei rifugiati. Se pensiamo che l’attività di suo padre prevedeva l’intervento per la messa in salvo delle persone in pericolo da incidenti di varia natura o la lotta ai nazisti prima e ai comunisti poi e ai criminali in genere, dovremmo dar ragione a Bertolt Brecht quando diceva “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. A questo punto, nel terzo millennio, il Superman di questi tempi doveva pur fare qualcosa di diverso e cosa di meglio dello scambiarsi un appassionato bacio con il suo amico euroasiatico dai capelli rosa? Di là dagli stereotipi e dai luoghi comuni, sia quelli sui gay sia quelli sui giornalisti e trascurando il fatto che tutto questo, altro non sia che un’evidente operazione di marketing di fatto del tutto ininfluente sul mondo Lgbtq, resta da comprendere cosa realmente si celi dietro tali ripetute volontà di decostruzione mitica.

Perché questo potrebbe anche essere il vero scopo di tali azioni, non tanto un riammodernamento o un tentativo d’inclusione di una minoranza, quanto il preciso disegno di demolizione della figura dell’Eroe. Eppure in passato, nessuno si è mai posto il dubbio se Achille fosse meno eroe in quanto legato da affetto per Patroclo, anche perché non solo c’era Briseide, ma soprattutto perché il punto non ha mai riguardato la sua condizione sessuale come combattente. Detto più semplicemente, a nessuno ha mai interessato se Achille fosse o meno bisessuale, perché l’importante era la sua funzione come semidio ed eroe guerriero tra gli Achei.

Oggi invece si pone l’accento sull’orientamento sessuale con la finalità di elidere sempre più tutto quell’apparato mitico di ordine superiore che aleggia nella figura dell’Eroe, di qualsiasi eroe. Un “supereroe” omosessuale sarà dunque sempre più simile all’essere umano comune che a una creatura sovrumana. L’aspetto apollineo – o anche quello dionisiaco – sbiadirà sempre più sino a svanire del tutto. Il fine ultimo è quindi l’eliminazione della figura eroica stessa da questa nostra società globalizzata e mondialista. Esistono risposte possibili dunque a questa operazione?

Sì esistono. La prima sarebbe il mantenimento, la divulgazione e la riscoperta nel campo dell’insegnamento – e non solo in quello scolastico – della figura dell’Eroe. Seppur con tutti i loro limiti, gli eroi del mito, delle leggende o anche semplicemente della narrativa, sono tutti portatori di valori eterni, virtuosi e positivi e come tali vanno fatti conoscere e conservati come modelli soprattutto per le nuove generazioni. La seconda sarebbe proprio non commettere l’errore nel quale è incorso anche chi scrive questo lungo articolo, ovvero il parlarne e dare ulteriore risalto a questa volontà di demitizzazione. In breve, basterebbe ignorare e passare sotto silenzio tali fatti e continuare oltre, sapendo che tutto poi passa e poco o nulla resta nell’umano vivere se non è sorretto da qualcosa di ben più grande e di superiore.

Di Jon Kent, il figlio di Clark e Lois, tra qualche anno non resterà traccia e così della sua troppo sbandierata bisessualità, mentre di Perseo, di Beowulf, di Cu Chulainn o di Yamato Takeru continueremo a cantarne le gesta per l’eternità.