L’espulsione di Novak Djokovic, la leggenda del tennis

Nole ha perso la battaglia per evitare di essere buttato fuori dall’Australia, dove a breve si disputerà il torneo di punta della stagione, l’Australian Open. Al suo posto entrerà l’italiano Salvatore Caruso. Una sconfitta per il mito della racchetta: “Sono estremamente deluso, rispetterò la sentenza”, ha dichiarato il pluricampione in volo con la scorta verso Dubai, lasciando sul campo una scia di polemiche e perfino una sfida tra Stati. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha detto alle agenzie: “Novak può tornare a testa alta nel suo Paese guardando tutti negli occhi, tutti lo aspettano in Serbia, tutti attendono che torni, è sempre il benvenuto”. La clamorosa esclusione dell’atleta serbo, nato a Belgrado (quando era ancora Jugoslavia) nel 1987, cioè la sospensione del più grande fuoriclasse della storia del tennis da uno degli appuntamenti più importanti, non è solo una vicenda No Vax. È qualcosa di più, che ha riacceso la fiamma mai sopita di una “discriminazione razziale”, quella “contro i figli della ex Jugoslavia”. “Lo hanno maltrattato pensando di umiliarlo, ma hanno umiliato loro stessi”, ha commentato il presidente serbo. E il papà di Novak ha dichiarato che si rivolgerà alla Regina Elisabetta, essendo l’Australia una nazione del Commonwealth: “Il tentativo di assassinare il miglior sportivo del mondo è finito, 50 proiettili nel petto di mio figlio”, ha scritto sui social Srdjan Djokovic. “Dopo tutto lui aiuta un giocatore di 17 anni – ha aggiunto il genitore indicando il figlio più piccolo, Dorde – quello è Nole, un uomo, un fratello”.

Cosa ha acceso uno scontro tanto aspro? Padre serbo, madre croata, due fratelli anch’essi tennisti, Novak Dokovic, noto con la traslitterazione Djokovic, si appassiona al tennis a 6 anni quando vede costruire campi da tennis davanti alla pizzeria di famiglia a Kopaonik, nota località sciistica della Serbia. Passa le ore con le mani infilate nella rete di cinta a guardare gli allenamenti dei giovani atleti, guidati dall’ex professionista della racchetta Jelena Gencic, la talent scout di Monica Seles. “Eh, ragazzino, vuoi giocare?”, gli dice un giorno la Gencic. Nole è un timido, scappa via, ma si ripresenta sul campo vestito di tutto punto. Bastano poche lezioni e l’ex campionessa capisce che è “un bambino prodigio” e convince i genitori che sarà un grande talento. Jelena diventa la sua coach nei primi cinque anni, è lei che lo imposta e lo convince a colpire di rovescio a due mani, quei rovesci imprendibili, quella potenza secca e netta in cui si può ammirare tutta la bellezza perfino scultorea dell’asso tennistico. Lo sa bene “il nostro” Matteo Berrettini, che lo ha sfidato alle finali del torneo di Wimbledon a giugno scorso.

Anche durante il bombardamento di Belgrado dalla Nato Novak si allena e si allena anche insieme ai suoi amici al tennis club del Partizan, la “via di fuga” per gli esuli. Il 27 gennaio 2010 è pronto per scendere sui campi verdi degli Australian Open contro il francese Jo-Wilfried Tsonga, ma al quinto set accusa continui spasmi allo stomaco e perde. Non so se avete mai avuto amici o parenti affetti da celiachia, che è il problema di Novak Djokovic, perché io ne ho conosciuto uno di cui ricordo la mamma che mi raccontava come lo salvò in fin di vita non avendo capito l’allergia al glutine e che seguiva una dieta bilanciata quasi come i diabetici. Questo per dire che il serbo naturalizzato australiano non è un No Vax e tanto meno il loro idolo. Djokovic, infatti, per ottenere il permesso di rientrare in Australia aveva spiegato di essersi consultato con la sua équipe medica, che gli aveva sconsigliato di vaccinarsi, così che aveva chiesto “una sospensione per motivi di salute”. Da qui inizia la vicenda oscura del suo arrivo a Melbourne. Il 4 gennaio il tennista ottiene il permesso di esenzione, postato su Instagram, che la Tennis Australia gli conferma senza dare ulteriori spiegazioni. Giunto all’aeroporto di Melbourne viene però trattenuto 8 ore al Park Hotel, che non è un albergo di prima classe ma quello usato per i rifugiati politici e i richiedenti asilo, in cui passa quattro notti. Perché è stato rinchiuso in quel luogo, isolato e irraggiungibile? L’11 gennaio il campione rilascia una dichiarazione giurata in cui conferma di non essere vaccinato. Il giudice del Tribunale e il circuito federale ripristinano il visto “per motivi procedurali” e ordinano al governo di rilasciare Djokovic che di fatti torna ad allenarsi.

Il 12 gennaio viene ammesso come testa di serie n.1 agli Australia Open, ma il 14 gennaio il ministro per l’Immigrazione annulla il visto “per motivi di salute e buon ordine nell’interesse pubblico” e fa di Novak “il mito No Vax” inventando di sana pianta l’immagine del privilegiato ostinato che non vuole vaccinarsi, che pretende di entrare in Australia violando le leggi mettendo a rischio l’intero continente australiano. Con la calma di un mito, il tennista torna recluso al Park Hotel avendo però dato mandato di impugnare la decisione del governo fino a che, scortato dalla polizia, sale su un aereo diretto negli Emirati Arabi e atterra a Dubai, da dove ha fatto sapere di attendere gli esiti delle proteste del presidente serbo e del padre, che non ha esitato a denunciare la gravità dei fatti, i maltrattamenti e i “50 proiettili” ai quali secondo lui sarebbe scampato il figlio, mentre Djokovic definisce ambiguamente “un periodo di riposo” la sua permanenza a Dubai. Quando mai un tennista di quel rango e carattere pensa a un meritato periodo riposo nella Mecca araba. E secondo le ultimissime notizie l’atleta sarebbe atterrato a Belgrado, una vicenda insomma tutta da seguire.

Insomma, chi è Djokovic? Un intollerante al glutine, un celiaco sempre in bilico così che lo descrivono un maniaco del benessere, come potrà confermare il dottor Igor Ceetojevic, un burlone alla “Joker”, il marito di Jelena Ristic padre di due figli, Stefano e Tara, che parla il serbo, l’inglese, il francese, il tedesco, l’italiano e un po’ di spagnolo e di arabo? O il vero portabandiera nel mondo dei diritti della Serbia-Croata dove incrocia il grumo razziale di cristiani, ortodossi e musulmani e si è sparso il sangue della peggior guerra civile mai raccontata? E la privacy? Può il più grande campione di tutti i tempi ottenere una sospensione dai vaccini “per motivi di salute” più che validi senza scatenare questa rissa? E i nostri poveri bambini, invitati a vaccinarsi anche ieri durante la popolare trasmissione del pomeriggio domenicale di Raiuno, possono ascoltare i pareri dei pediatri prima di decidere? Il virus è politica e spettacolo o scienza e medicina?