Il diavolo in Ucraina

Ne ho già scritto altre volte, anche su queste pagine: quanto sta avvenendo tragicamente in Ucraina, tra le forze armate russe e quelle avversarie, è soltanto la parte evidente di uno scontro bellico che si conduce non soltanto con i proiettili, i missili e le armi tattiche. Da quando esiste l’umanità, infatti, le guerre si sono condotte, in maniera non sempre evidente, facendo ricorso anche ad “armi non convenzionali”, una delle quali è la Magia. Gli Dei, gli aruspici, i druidi, i sacerdoti e infine gli stregoni sono sempre stati utilizzati per colpire il nemico, in modi che nessuna balista né armata di cavalleria o di fanteria avrebbe mai potuto fare; così avveniva al tempo dei romani, poi nel Rinascimento e ancora il secolo scorso nell’ultimo conflitto mondiale. E così sta avvenendo ai nostri giorni. Non si discosta da questo schema occulto nessuna guerra, perché esistono obiettivi d’interesse “strategico” per le forze coinvolte che esulano dalle semplici occupazioni di territori e risorse energetiche. Ad esempio, le forze armate statunitensi e britanniche, in Medio Oriente, anche se non certo confermato né ufficialmente né in altro modo, avevano incaricato alcune squadre speciali di rintracciare manufatti antichi e “altro”, appartenenti al mondo che qualcuno definirebbe impropriamente “esoterico” e portarli via da là. Insomma, la storia de “I predatori dell’Arca perduta” non è poi così fantasiosa come potrebbe sembrare e ci sono – ancora oggi, se si sa cosa cercare in rete, se ne trova memoria – casi inquietanti di fenomeni e strani “incontri” (o scontri) avvenuto in Iraq tra l’esercito americano ed esseri “alieni”.

Quindi non paia affatto insolito quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti, con documentazioni sia video che fotografiche secondo le quali i soldati russi avrebbero trovato nel quartier generale dell’esercito ucraino, a Kiev, alcuni simboli – forse sarebbe più corretto chiamarli sigilli o pantacoli – probabilmente tracciati con il sangue, di evidente derivazione stregonesca ovvero basati sulla negromanzia. Così come è stato più volte riportato e documentato l’uso da parte dei soldati ucraini di particolari sostanze psicotrope, sul tipo delle “biostimoline” ma molto più avanzate. Inoltre, il ricorso a rituali occulti, miranti ad evocare forze sovrannaturali che vadano ad affiancare l’esercito di Volodymyr Zelansky, è pratica comunemente accertata. Non pretendiamo che gli scettici, i materialisti e quant’altro credano a quanto scriviamo, ma soltanto che si prenda atto che le cose, in un conflitto armato, di qualsiasi tipo, sono molto più complesse di quello che vorrebbero farci credere.

Il “satanismo” – tanto per usare un termine noto a tutti ma troppo semplicistico – ha una grande parte in questo gioco al massacro. Lo spargimento di sangue attrae notoriamente forze “vampiriche” che si nutrono dell’energia vitale delle vittime, delle loro anime e comunque tali entità qualcosa cedono sempre a coloro che le richiamano. Lamie, demoni, larve o altro, appartenenti al basso livello psichico, abbondano nei teatri di guerra già naturalmente, tanto più se richiamate da apposite formule. Il Cremlino risulta essere certo di questo, tanto comunque da aver risposto mettendo in campo non soltanto la protezione della Chiesa Ortodossa ma anche le energie sovrannaturali dello sciamanesimo russo, oggi ancora potente e vivo nelle vaste distese della Siberia e nei profondi boschi degli Urali.

Il famoso e mai risolto caso del “Passo Dyatlov” dovrebbe ricordare qualcosa a qualcuno non troppo distratto dalle informazioni volutamente fuorvianti dei media. La “Magia del Caos” è molto attiva in tali territori che con l’Europa, vecchia, stanca e anche debosciata, hanno poco o nulla a che fare. Là ci si muove in un mondo fatto di ombre difficilmente penetrabili. Quindi, non sono purtroppo da escludere sacrifici umani cruenti, stupri e quant’altro finalizzati al richiamare la presenza preternaturale di forze oscure, per partecipare al conflitto. Sarebbe interessante sapere, a questo punto, cosa nasconda veramente l’immensa “acciaieria” di Mariupol, così come a suo tempo – e ancora oggi – sarebbe curioso sapere cosa o “chi” – no, meglio “cosa” – giaccia ancora rovente e soporoso nell’abisso radioattivo della centrale di Chernobyl… “una stella chiamata Assenzio”.

Tutto ciò, ovviamente, verrà attribuito alla fantasia immaginativa di chi scrive, perché è molto più rassicurante ritenere che l’unico pericolo provenga dai missili nucleari e dai proiettili dei carri armati. Si dorme, se si dorme, più tranquilli.