Cinquecentomila nati all’anno per superare l’inverno demografico

Crudi ed implacabili, non lasciano dubbi i dati sulla dinamica della popolazione italiana diffusi dal presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, in occasione degli “Stati generali della Natalità”, iniziati giovedì scorso e conclusi il giorno seguente all’Auditorium Conciliazione di Roma.

Il 2021 è l’anno in cui in Italia c’è stato il numero più basso di nascite dal dopoguerra, meno di 400mila. E le proiezioni dell’Istat sono agghiaccianti. Se continua questa tendenza nel 2050 ci saranno 5 milioni di italiani in meno: il 16 per cento sotto i 20 anni, il 32 per cento pensionati e solo il 52 per cento della popolazione sarà in età lavorativa. Le persone che oggi hanno 90 anni sono 800mila, saranno un milione e 700mila nel 2050.

Una fotografia allarmante, che rappresenta in modo inequivocabile il malessere demografico italiano. E le autorevoli parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Papa Francesco, giunte attraverso messaggi al convegno, hanno rappresentato con chiarezza e preoccupazione la necessità di superare l’attuale situazione di bassa natalità. Per invertire la tendenza e garantire lo sviluppo della vita italiana, secondo l’Istat, occorrerebbe raggiungere l’obiettivo di 500mila nuovi nati all’anno, livello minimo per un ricambio generazionale che possa assicurare un equilibrio demografico. Diversamente, nel 2050 le nascite scenderebbero a 298mila, con ripercussioni gravissime sulla vita sociale ed economica del Paese.

A commentare questi dati sono intervenuti esponenti delle istituzioni, del mondo della politica, dell’economia, dell’impresa, della scienza, della cultura, della salute, dello sport e tutti hanno manifestato la forte consapevolezza della necessità di operare concretamente per uscire dall’inverno demografico.

Il Governo Draghi ha dato un serio impulso in questa direzione con l’entrata in vigore dell’Assegno unico e del Family Act. Su questo punto è intervenuto il ministro per le Pari opportunità Elena Bonetti, affermando che “occorre cambiare le regole del gioco nel mondo del lavoro: se la maternità e la paternità vengono visti semplicemente come un diritto individuale e non come un’azione di responsabilità collettiva di cui tutti noi dobbiamo farci carico e prendere cura, è chiaro che in qualche modo quell’atto diventa un costo. Il Family Act ha cambiato prospettiva”.

Assegno unico e Family Act sono primi passi importanti per poter raggiungere l’obiettivo di 500mila nati all’anno, ma occorre proseguire con decisione su questa linea, introducendo altre azioni virtuose. È una corsa contro il tempo. Occorrono circa 10 o al massimo 15 anni per cambiare il nostro destino facendo risalire il tasso di natalità, che oggi vede l’Italia agli ultimi posti al mondo.