Se ci vogliamo salvare, dobbiamo tornare uomini e donne

Primo caso del vaiolo delle scimmie a Roma. Infettato un uomo di ritorno dalle Isole Canarie, ricoverato sotto osservazione allo Spallanzani. Sintomi: febbre, linfonodi ingrossati, eruzioni sul viso e sul corpo. Altri casi già segnalati in Francia, Gran Bretagna, Spagna. I medici hanno rassicurato che non si tratta di una forma letale, ma hanno segnalato molta prudenza nell’igiene e nei rapporti sessuali, soprattutto maschili. Apriti cielo! Nella rete si è scatenata la rabbia gay: “Ogni occasione è sfruttata per fare propaganda omofoba”.

Immaginate se i medici dello Spallanzani, o di qualunque altro centro di cura e ricerca, abbiano la bassezza di utilizzare un caso clinico per inveire contro l’omosessualità. È vero il contrario: in termini di genere, di Lgbt e quant’altro non si può dire e pensare nulla che non sia omologato al pensiero unico e gaudente: “Evviva il gender”. In tutta la medicina, l’eterosessualità comporta raccomandazioni in particolare per comportamenti a rischio, per la sfera più sensibile e fragile dell’omosessualità vige un negazionismo totale, anche in termini psicologici, sociali, etici e legali. Da qui discende la questione del “gender rischio umanitario”.

Stessa censura vale per l’altro fenomeno di questi tempi: i flussi indiscriminati di soggetti fuori controllo (profughi, extracomunitari) provenienti dall’Africa o altre parti del mondo, verso i quali sono rumorose le campagne contro la discriminazione, ma non la più severa accoglienza nel più capillare controllo. Non solo sanitario e legale, anche morale. La società che avesse superato i pregiudizi si occuperebbe della sana, sicura e civile convivenza con la collaborazione di tutti. E che la globalizzazione e i nuovi comportamenti abbiano segnato “il tempo dei virus” è incontrovertibile.

Prima che scoppiasse il Covid-19 erano già noti i libri del saggista scientifico David Quamenn, il più celebre è “Spillover” (Adelphi, 2014), monumentale storia letteraria delle pandemie, in cui è spiegato che questi virus sono l’inevitabile risposta della natura all’assalto dell’uomo agli ecosistemi e all’ambiente, in cui sono intesi anche i comportamenti ovvio.

Quando hai finito di preoccuparti di questa epidemia, preoccupati della prossima” ha scritto di recente Quamenn sul New York Times, convinto che siamo stati noi a generare il Coronavirus: Potrebbe essere iniziato da un pipistrello in una grotta, ma è stata l’attività umana a scatenarla. Sono virus che colpiscono gli animali, ma che possono fare da un momento all'altro un salto di specie – uno spillover, appunto – e colpire anche gli esseri umani”. Sarebbe bastato un pizzico di saggia informazione per spazzare via tesi complottistiche e il demenziale No vax delle speculazioni ideologiche, senza inficiare la vigilanza istituzionale contro possibili attività deviate.

Di fronte a fenomeni così noti e studiati, le rabbie del web sono cretinate”, ma dalle conseguenze che potrebbero diventare micidiali. La propaganda sessista non può essere un revolver contro l’umanità e ogni manifestazione di gruppi deve essere accompagnata da un protocollo materiale, sociale e morale, che può comportare anche divieti, sanzioni, dissuasioni, critiche elevate, denunce perfino in ordine scientifico, culturale, etico e infine religioso. Il che non ha nulla a che vedere con l’odio e la violenza rispetto ai quali la legge vigente è già chiarissima, tutt’al più si potrebbe calcare la mano in ogni direzione con qualche inserimento più diretto alla questione in ordine.

Viceversa, il frasario in voga (e qui esprimo una fortissima opinione personale) fatto di omo, lesbo, gay, trans e via discorrendo, sciorinato con l’orgoglio del nuovo vocabolario della libertà e uguaglianza, è invece lo spregiudicato lessico del degrado contemporaneo. Che calpesta i diritti e l’identità, la morale e la religione di miliardi di individui. E rappresenta il nucleo dei conflitti giunti al precipizio sanguinario o peggio atomico, come se ne intravvede l’inizio nello scontro in corso tra Russia e Ucraina. Mentre “la degenerazione” viaggia copiosa nella cronaca quotidiana sotto forma di morte, fame, crisi, scontri, negatività di ogni genere, invadendo le arterie del pianeta. Cosa aspettiamo, il troppo tardi?

È di questi giorni un altro esempio. Il ministro capo della Finlandia, la giovane Sanna Marin, è salita alla ribalta per la sua richiesta di entrare nella Natocontro l’omofobo Vladimir Putin”. Sanna Marin ha una biografia che annovera spiacevoli esperienze famigliari come purtroppo capita, salvo che la mamma a un certo punto della vita ha ritenuto di formare una coppia con una donna in legittimità lesbica. Da qui a proclamare che Sanna Marin è la nuova Giovanna d’Arco, figlia di “una famiglia Arcobaleno” che muove guerra al demone russo, ce ne corre. E pure è così. E lo è diventato al punto che anche la stampa e la politica, che avrebbero il dovere di rappresentare la maggioranza degli italiani, il rispetto delle leggi e dell’etica nazionale nell’equo bilanciamento di pesi e contrappesi, si sono limitati a esaltare “la camicia bianca di Sanna”, fuorviati dalla moda senza intuire il rovescio della camicia, la guerra sporca. Che cavolo vuoi scatenare Sanna Marin con le tue “misandre amiche del Nord Europa, me lo spieghi?

Non c’è troppo da scherzare. Il Continente più cattolico e cristiano, inteso oltre che come Spirito come identità, traballa sul bilico di “uno scontro mai visto”, come lo definisce Vladimir Putin, proprio per queste sragioni. Il sonno della ragione ha generato mostri, la mostruosa contemporaneità scatena virus, se ci vogliamo salvare dobbiamo tornare uomini e donne.