Il treno dei Golden State Warriors è partito e sembra non fermarsi più. I 40 punti messi a referto da Luka Doncic (e i 26 della riserva Spencer Dinwiddie) non sono bastati per la vittoria dei Dallas Mavericks. Un game a favore della franchigia texana sarebbe stato importantissimo per tenere aperta la serie, che invece tende inesorabilmente verso San Francisco. Infatti, nella storia dell’Nba nessuna squadra ha mai rimontato un 3-0. Giornata storta per tutto il quintetto di Dallas (salvo i due atleti sopracitati), nella quale spiccano i zero punti dal campo di Reggie Bullock, Maxi Kleber e Davis Bertans. Trentadue gli errori dalla distanza per i Mavs e solo 33 rimbalzi vinti, a fronte dei 47 a favore dei Warriors. Poco cinici sotto canestro e deboli nei contrasti: ecco dove i texani hanno perso lo scontro con i californiani della Baia.

Nei Golden State è il solito Stephen Curry a prendersi le luci della ribalta: 31 punti dal campo con una percentuale realizzativa del 50 per cento sia nei tiri da due che in quelli da tre punti. Ha messo in rete tutti e sei i tiri liberi che si è guadagnato e, soprattutto, ha servito ai suoi compagni undici dei 28 assist della squadra. Trentanove minuti di dominio totale per “l’altro” ragazzo di Akron. Sorride l’allenatore Steve Kerr anche per la prestazione ammirevole di Andrew Wiggins. Oltre a contenere (nei limiti del possibile) Doncic, ha segnato 27 punti e conquistato undici rimbalzi. E pensare che alla vigilia era dato in forse per un problema alla caviglia. Il canadese ha sganciato sulla testa del povero Luka una delle schiacciate più belle dei playoff, seconda solo a quella di Ja Morant, che si è guadagnata la copertina dell’articolo.

Ma Golden State non è Stephen Curry, non è coach Kerr, non è esaltazione dei singoli: è prima di tutto una squadra. Klay Thompson durante i playoff si sta facendo perdonare la lunghissima assenza causata dall’infortunio, e stanotte ha segnato 19 punti in 39 minuti, segnando delle triple cruciali nel quarto periodo. Ha risposto all’appello anche Kevon Looney. Il giocatore-rivelazione ha preso 12 dei 47 rimbalzi dei Warriors, dimostrando ancora una volta duttilità e capacità difensive fuori dal comune. Presente la panchina di San Francisco che ha segnato 13 punti, di cui 10 insaccati dal giovanissimo Jordan Poole. In attesa del game four, affamati del settimo titolo, i Golden State Warriors hanno già messo un piede nel campo delle final, dove si scontrerebbero con la vincente tra Miami Heat e Boston Celtics.